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La questione veneta
29.06.2022 - 20:00
Luca Zaia
VENEZIA - Il "tema dell’attuazione del regionalismo differenziato non è certo nuovo. Risale alle richieste che, fin dal 2017, Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto presentarono al governo per avviare il negoziato finalizzato al conferimento di forme ulteriori e condizioni particolari di autonomia. Dopo oltre cinque anni le aspettative di queste tre Regioni sono rimaste totalmente disattese e ad esse si è unita la richiesta, più recente, di Piemonte, Liguria e Toscana...”.
Così il ministro degli Affari regionali Mariastella Gelmini ha risposto a una interrogazione della Lega nel corso del question time alla Camera, illustrando il “modello di autonomia che emerge dal ddl”. Un provvedimento, ha promesso, che intende “portare quanto prima all’attenzione del Cdm”. “L'autonomia differenziata -ha sottolineato il capo delegazione di Fi al governo Draghi- non è più dunque un tema di contrapposizione fra il Nord e le altre aree del Paese, ma ha assunto la dimensione di una questione nazionale". Una "questione di cui il governo ha mostrato immediatamente di volersi occupare, un’opportunità per efficientare la spesa pubblica, per semplificazione e sburocratizzazione. Non vogliamo penalizzare il Mezzogiorno".
"L'autonomia differenziata così intesa - ha rimarcato la Gelmini - non attribuisce infatti alle Regioni richiedenti risorse maggiori rispetto a quelle di cui attualmente dispongono; né toglie alcunché alle Regioni che non si avvalgono di questa possibilità. Ha piuttosto l'obiettivo di responsabilizzare le classi dirigenti regionali, le quali, chiedendo più autonomia, raccolgono la sfida di poter esercitare, in condizioni di maggiore efficienza ed economicità, funzioni oggi svolte dallo Stato. Si vincolano così ad un uso efficiente e razionale delle risorse e a una massimizzazione del rapporto fra costi e risultati".
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