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LA BIOGRAFIA

La voce di Padre Angelico in un libro

A scriverlo l’ingegner Pietro Boninsegna, suo amico.

La voce di Padre Angelico in un libro

Padre Angelico durante i festeggiamenti per i 50 anni di sacerdozio a Cavarzere, e alcuni ritagli di giornale raccolti dall’ingegner Pietro Boninsegna che ne ha scritto la biografia

CAVARZERE - Lo chiamavano “il tenore di Dio”. Padre Angelico Merlin – canossiano, al secolo Bruno Merlin – seppe tenere insieme la voce e la vocazione. La biografia che l’ingegner Pietro Boninsegna gli ha dedicato - “ Padre Angelico Merlin “Il tenore di Dio” (Edizioni Imprimenda) - nasce dal desiderio di far conoscere un religioso che non trasformò mai il canto in carriera, ma lo custodì come dono da spendere per gli altri.

All’origine c’è un’amicizia fraterna lunga oltre trent’anni. I due si riconobbero in un destino infantile simile: entrambi lasciarono la casa a undici anni. Merlin entrò nel collegio vocazionale dei canossiani; Boninsegna vi arrivò dopo l’alluvione del 1951, per poter continuare gli studi. Li unirono affinità di carattere e la passione per il bel canto. Merlin viene ricordato da Boninsegna come buono e generoso, dalla fede granitica, sempre disponibile, con un sorriso che tradiva una gioia interiore profonda.

Il canto lo accompagnò fin da bambino: in chiesa, nel coro delle voci bianche, era conteso dalle parrocchie attorno a Pozzonovo, suo paese di nascita. La folgorazione arrivò ascoltando alla radio Gigli e Caruso: iniziò a imitarli, riascoltando dischi per ore e imparando musica e parole a memoria. In pubblico la timidezza spariva e affiorava una naturale presenza scenica.

La svolta passò da Busseto, dove dal 1960 si tiene un concorso per giovani voci verdiane. Merlin vi partecipò nei primi anni Settanta quasi per caso: un ragazzo del Patronato di Feltre gli portò il bando, incoraggiato da una nonna amante della lirica. C’era anche una necessità concreta: le casse del convitto erano vuote. Pur senza una preparazione specifica, studiò romanze come La Pira dal Trovatore e Celeste Aida. Arrivò in finale e vinse il premio Foster come miglior tenore davanti a una giuria internazionale. La notizia corse veloce, arrivando oltreoceano prima che in Italia.

Le offerte non tardarono. Dal Metropolitan di New York arrivò un emissario con un contratto pronto: quarantamila dollari al mese, alloggio e servitori, ruoli principali garantiti. Merlin ascoltò, si meravigliò, ma chiarì subito che non avrebbe abbandonato missione, confratelli e ragazzi. Altri inviti, anche da teatri italiani, e persino proposte di lasciare la Congregazione per perfezionarsi, non cambiarono la risposta: il talento, per lui, non era un lasciapassare per “salire”, ma una responsabilità.

Continuò comunque a cantare e a farsi apprezzare, fino a palcoscenici internazionali: tra i ruoli ricordati, Rodolfo della Bohème al Queens College di New York. La sua formazione restò in gran parte autodidatta, nutrita di ascolto e disciplina, con lezioni in seminario e incontri con tenori di esperienza. Ma il baricentro non si spostò mai: la missione canossiana e l’attenzione ai giovani.

Emblematica è la storia di Fanciulli della strada, brano imparato presto in seminario e cantato a sedici anni a Feltre con grande successo. Due maestri dell’orchestra della Scala, presenti casualmente, gli proposero di seguirli a Milano per perfezionarsi. Merlin rispose che cantava per diletto e che avrebbe cantato per i poveri, gli orfani e i ragazzi della strada.

Attorno a Merlin ruota anche un mondo di relazioni: divenne insegnante di canto, organizzatore di eventi, amico e confidente di grandi nomi della lirica. A riassumerlo bastano due frasi: Mario Del Monaco disse che l’unico erede possibile “purtroppo si è fatto prete”; una madre lo ringraziò per la fede trasmessa con gioia e per la sua presenza nella comunità, parole che talvolta si riservano ai santi.

Padre Angelico Merlin si è spento il 20 maggio 2024 a 83 anni a Cavarzere, dove viveva, dove aveva prestato parte del suo sacerdozio e dove si sono celebrati i suoi funerali.

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