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“Esperienza che porterò sempre con me”

Riccardo Capuzzo, volontario della Protezione civile di Cona, di ritorno dalle Marche

“Esperienza che porterò sempre con me”

CONA - A salire sul pick up diretto verso le Marche alluvionate anche Riccardo Capuzzo, 28 anni, di Cona, un ragazzo molto volonteroso che si è iscritto alla Protezione civile quando aveva 18 anni. “Ho sempre voluto aiutare gli altri, mi fa stare bene - ha spiegato Riccardo Capuzzo - per me nelle Marche è stata la prima esperienza, perché prima non ho mai avuto occasione di affrontare un’ esperienza fuori dal territorio in cui vivo, con il disastro di Vaia avevo dato la mia disponibilità, ma con il lavoro che avevo allora non me lo potevo permettere, mentre ora l’azienda in cui mi trovo impiegato è pro volontariato e quindi posso farlo tranquillamente”.

Un’esperienza che ha permesso a Riccardo di portare a casa qualcosa in più rispetto a quando è partito: “Sì, devo proprio dire che sono partito con una valigia piena di vestiti e sono tornato con un bel bagaglio di esperienze che porterò per sempre con me”. Insieme a lui nei giorni marchigiani hanno collaborato anche altri volontari che hanno saputo formare un gruppo davvero affiatato. “Sono stato fortunato perché ho trovato un bel team di lavoro - ha continuato - spero sempre che non capiti mai, ma se dovesse succedere di nuovo un cataclisma del genere sono il primo a propormi”.

Nella zona colpita dall’alluvione tutto è andato distrutto e i volontari si sono ritrovati a lavorare tra il fango e la melma. “La cosa che più mi ha impressionato sono stati senza dubbio i seminterrati delle case - ha continuato - erano pieni di fango. Ho visto automobili nuove di zecca distrutte e da buttare via”. Un plauso è andato all’organizzazione. “Mi sono trovata bene anche con i cittadini di Senigallia che sono stati sempre disponibili con noi, gentilissimi, e ci hanno accolto bene al nostro arrivo - ha concluso - sono rimasto oltremodo colpito dall’organizzazione della Regione Veneto, facevamo un briefing ogni sera era tutto programmato e devo proprio dire che mi sono sempre sentito parte di un gruppo e mai abbandonato a me stesso”.

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