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05.11.2025 - 12:37
VENEZIA - Nel Nord Est si allarga il divario tra ciò che i giovani cercano nel lavoro e ciò che le imprese offrono. È quanto emerge dall’indagine “Giovani, Tecnologia e Mismatch nel Nord Est 2025”, realizzata da Fòrema, società di formazione di Confindustria Veneto Est, su un campione di 1.015 giovani tra 18 e 34 anni e 486 aziende di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.
I dati descrivono un mercato del lavoro in trasformazione, dove flessibilità, formazione e tecnologia sono le priorità dei giovani, mentre le aziende restano ancorate a modelli più tradizionali, puntando su stabilità e retribuzioni.
Per oltre la metà dei giovani intervistati (55%) l’equilibrio vita-lavoro è il principale fattore nella scelta di un impiego, seguito dalla retribuzione (53%) e dalle opportunità di crescita e formazione (49%). Quasi uno su due (44%) ritiene essenziale poter lavorare in ambienti tecnologici, con strumenti di intelligenza artificiale, automazione e analisi dati. La stabilità contrattuale (38%) e il benessere organizzativo (35%) seguono, mentre l’impegno sociale e ambientale dell’azienda ha un peso minore (25%).
Il lavoro agile e la flessibilità organizzativa sono ormai percepiti come la “nuova normalità”: l’80% auspica modalità ibride o da remoto e l’88% si dichiara disposto a riduzioni salariali pur di ottenere maggiore libertà di gestione.
Solo il 6% dei giovani intervistati guarda alla pubblica amministrazione come sbocco lavorativo, mentre il 38% indica come meta ideale una PMI innovativa del territorio, il 30% una grande azienda strutturata e il 16% sogna di fondare una startup.
Dalla parte delle imprese, invece, il 64% segnala difficoltà nel reperire giovani con competenze adeguate, soprattutto nei profili tecnico-produttivi e digitali: mancano specialisti della produzione, tecnici di manutenzione, addetti al controllo qualità e data analyst. Il risultato è un mismatch crescente tra domanda e offerta, in cui le aziende faticano a trovare proprio i talenti che servono per innovare.
La maggioranza delle imprese (62%) continua a puntare su retribuzioni competitive e contratti stabili come leve di attrazione, ma solo una su cinque (19%) ha introdotto forme di flessibilità organizzativa e il 54% mantiene politiche di lavoro esclusivamente in presenza.
«Questa ricerca fotografa con grande chiarezza una tensione che dobbiamo affrontare con responsabilità: la distanza tra le aspettative dei giovani e i modelli organizzativi delle imprese», afferma Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est. «Non è un problema di impegno, ma di linguaggi diversi. I ragazzi cercano ambienti tecnologici, percorsi di crescita e flessibilità: non possiamo più considerarli un optional, ma fattori strategici per attrarre talento e innovazione. Il futuro competitivo del territorio passa da un nuovo patto generazionale in cui la produttività si misura anche nella capacità di valorizzare le persone».
Per Luigi Gorza, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Veneto Est, «le aziende dovranno adattarsi alle nuove esigenze così come si sono adattate ai clienti. Non siamo così indietro nel cambiamento culturale, ma dobbiamo migliorare nella comunicazione del valore delle nostre imprese al territorio. Raccontare chi siamo e cosa offriamo ci renderà più attrattivi per i giovani talenti».
Infine, Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema, sottolinea come la sfida sia anche formativa: «Il dato più forte è la distanza culturale tra generazioni. Le imprese stanno innovando, ma anche i giovani devono investire con convinzione nelle competenze tecniche e digitali. Ridurre il mismatch significa costruire un patto tra chi produce e chi si prepara a farlo: solo un impegno reciproco permetterà al Nord Est di restare competitivo e trattenere i propri talenti migliori».
La ricerca ha coinvolto 1.015 giovani tra 18 e 34 anni, equamente suddivisi per genere, e 486 aziende del Nord Est, per lo più PMI manifatturiere (70% con 10–249 dipendenti). I settori prevalenti sono meccanica/automotive, elettronica, logistica e ICT/software.
Il 51% dei giovani intervistati possiede una laurea o un titolo tecnico superiore, mentre il restante 49% è diplomato. Circa la metà proviene da percorsi STEM, l’altra da ambiti umanistico-sociali, a indicare una pluralità di competenze ma anche una necessità di aggiornamento continuo.
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