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22.12.2025 - 15:15
VENEZIA - Nel cuore del Veneto orientale, il settore manifatturiero mostra i primi segnali di risveglio, pur in un contesto di persistente incertezza economica. Nel terzo trimestre 2025, la produzione registra un modesto incremento dello 0,3% su base annua, con picchi più significativi per le piccole imprese (+5,0%) e le grandi (+0,7%). Il bilancio complessivo dei primi nove mesi resta negativo, con un -0,2%, ma segna un miglioramento rispetto al -1,7% dello stesso periodo del 2024 e al -2,8% del 2023. L’export, condizionato dai dazi e dal dollaro debole, torna in terreno positivo con un +0,8%. Per il 59,5% delle aziende, la produzione dovrebbe restare stabile fino a fine anno e nel primo trimestre 2026, mentre una quota crescente del 21,1% prevede una crescita.
Sono questi i principali risultati dell’indagine La Congiuntura dell’Industria del Veneto Orientale (consuntivo terzo trimestre 2025 e previsioni ottobre 2025-marzo 2026), condotta da Confindustria Veneto Est in collaborazione con Fondazione Nord Est su un campione di 778 aziende manifatturiere e dei servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo. Il fatturato nel terzo trimestre beneficia della domanda interna, in aumento dell’1,6%, sostenuta da un’inflazione contenuta. La componente estera cresce dello 0,8%, grazie alle vendite nell’area Ue (+1,7%), mentre quelle extra Ue calano dello -0,5% dopo l’anticipo degli acquisti dagli Stati Uniti. Anche gli ordinativi segnano un lieve incremento tendenziale dello 0,3%, mentre l’occupazione continua a crescere (+0,9%).
I prezzi delle materie prime sono in ulteriore aumento tra luglio e settembre per il 29,7% delle imprese intervistate, in calo rispetto al trimestre precedente (32,1%). La discesa dei tassi BCE ha portato benefici all’economia reale, ma l’incertezza riduce ancora la domanda di credito: solo il 9,3% delle aziende segnala un aumento del costo del denaro, a fronte del 75% che lo ritiene stabile. La liquidità aziendale è considerata tesa per il 13,5% delle imprese.
Il clima di fiducia sulle prospettive di fine 2025 e inizio 2026 rimane contrastato, condizionato dall’incertezza globale, ma mostra segnali di ottimismo, riflettendo l’attesa di una ripartenza economica finora posticipata. Le previsioni fino a marzo 2026 indicano che il 21,1% delle imprese prevede un aumento della produzione, il 19,4% una diminuzione e il 59,5% la stabilità. Gli ordini interni sono in calo per il 26,6% delle aziende e stabili per il 57,9%, mentre la domanda estera cresce per il 22,3%, rimane stabile per il 56,3% e cala per il 21,4%. Sul fronte occupazionale, il 38,8% delle imprese prevede nuove assunzioni, quota che sale al 53,8% tra le medio-grandi aziende.
Nonostante le incertezze, la spesa per investimenti fissi resta stabile per il 60,1% delle aziende, in calo per il 24,6% e in aumento per il 15,3%, una percentuale che potrebbe crescere con regole certe e risorse adeguate per la Transizione 5.0.
«In un contesto di grande incertezza, le nostre imprese dimostrano notevole resilienza e capacità di aprirsi a nuovi mercati», commenta Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est. «Ma ogni reazione deve confrontarsi con un tema imprescindibile: la competitività del sistema produttivo, messo alla prova da un mercato globale sempre più aggressivo e dalla triplice transizione, ambientale, digitale e demografica, che sta ridisegnando profondamente le nostre imprese».
Carron sottolinea come la competitività richieda un impegno politico convinto e una visione di lungo periodo. «Ora è cruciale adottare scelte chiare e immediate, a livello nazionale ed europeo, per evitare la deindustrializzazione e rilanciare la competitività. La priorità è sostenere investimenti, innovazione e semplificazione. Le imprese hanno bisogno di orizzonti certi e programmabili per non perdere fiducia e investire. Gli incentivi 4.0, 5.0 e successivi devono essere semplici da usare e operativi rapidamente, con poca burocrazia, estensione triennale dell’iper-ammortamento fino al 2028 e copertura finanziaria stabile».
La presidente evidenzia anche l’urgenza di un provvedimento sull’energia, con costi superiori del 44% rispetto alla media Ue, per preservare l’industria italiana e veneta, e invita a rafforzare il supporto regionale alle imprese attraverso maggiori risorse per legge sull’attrattività, internazionalizzazione, innovazione tecnologica, infrastrutture e data center.
«Non possiamo più contare sul PNRR e dovremo guardare ai fondi di coesione europei 2028-2034. Va scongiurata una gestione centralizzata che rischia di escludere Regioni e territori dalla programmazione. È vitale mantenere una governance territoriale, valorizzando la capacità di progettare, sburocratizzare, attrarre e realizzare investimenti trasformativi. Confindustria Veneto Est sostiene questa prospettiva ed è al fianco del presidente della Regione, Alberto Stefani, per dare slancio alla crescita e all’innovazione del nostro territorio», conclude Paola Carron.
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