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03.01.2026 - 16:14
Il Pil Veneto è destinato a rallentare
VENEZIA - Il Pil del Veneto nel 2026 è stimato a 211 miliardi di euro in termini nominali, con un incremento di 6 miliardi rispetto al 2025, pari al +2,9 per cento. In termini reali, la crescita dovrebbe attestarsi allo 0,64 per cento, sostenuta principalmente dalla ripresa dell’export (+1,6%), dalla stabilità dei consumi delle famiglie (+0,8%) e della Pubblica Amministrazione (+0,4%), mentre gli investimenti mostrano un rallentamento significativo (+0,2% rispetto al +3,4% dell’anno precedente), secondo le analisi dell’Ufficio studi della CGIA.
A pesare sul quadro economico regionale sarà la scadenza dei finanziamenti legati al Pnrr prevista entro la prossima estate, oltre alla conclusione degli investimenti collegati alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Senza questi fattori straordinari, il Veneto, come il resto del Paese, fatica a consolidare una crescita strutturale, registrando un’ulteriore fase di stagnazione economica. Il problema, evidenziano gli esperti, non è tanto congiunturale quanto legato alla mancanza di fattori interni capaci di sostenere nel tempo l’espansione del Pil. Al netto degli anni del Covid, infatti, la crescita regionale rimane inferiore rispetto alle regioni più avanzate d’Europa da oltre venti anni.
Secondo gli analisti, scenari geopolitici più stabili potrebbero rappresentare un’occasione per il Veneto. La fine della guerra tra Russia e Ucraina e una soluzione duratura della crisi mediorientale potrebbero favorire la ripresa dell’economia globale, con effetti positivi sul settore export, storicamente trainante per il territorio. In un contesto più stabile, inoltre, la fiducia degli investitori potrebbe tradursi in maggiori investimenti produttivi, infrastrutture e innovazione, a condizione che siano accompagnati da riforme strutturali, riduzione della burocrazia e alleggerimento fiscale per le imprese.
Sul fronte della competitività interna, il Veneto perde la leadership tra le regioni italiane. Se nel 2025 la crescita regionale aveva guidato lo sviluppo del Paese con +0,66%, per il 2026 la locomotiva del Paese dovrebbe essere l’Emilia Romagna, con +0,86%. Seguono Lazio (+0,78%), Piemonte (+0,74%), Friuli Venezia Giulia e Lombardia (+0,73%). Il Veneto scivola al decimo posto, davanti solo a Trentino Alto Adige (+0,5%) e Liguria (+0,42%), mentre in coda restano Calabria, Basilicata e Sicilia, tutte sotto lo 0,3%. La maggiore performance dell’Emilia Romagna è legata alla solidità del settore meccanico, delle auto di lusso e delle biotecnologie, sostenuta da un mercato del lavoro solido, investimenti pubblici mirati e strategie per innovazione ed export.
A livello provinciale, tra le realtà venete più dinamiche si segnalano Rovigo, con una crescita dello 0,8%, la Città Metropolitana di Venezia (+0,78%) e Belluno (+0,76%). Chiude la classifica regionale Treviso, con il +0,52%. La crescita più significativa a livello nazionale è prevista a Varese (+1%), seguita da Bologna (+0,92%) e Reggio Emilia (+0,91%). Il divario tra Nord e Sud resta evidente, sebbene alcune province meridionali, come Napoli e Caserta, mostrino segnali di ripresa.
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