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SANITA’/2

“Una crisi che divora il personale”

Cgil denuncia condizioni che spingono i professionisti a lasciare

“Una crisi che divora il personale”

CHIOGGIA - “La carenza di personale nei pronto soccorso dell’Ulss 3 Serenissima non è un fulmine a ciel sereno ma il risultato di anni di organizzazione del lavoro sbagliata, di turni insostenibili e di una gestione che ha tollerato, e in alcuni casi normalizzato, condizioni operative che spingono medici e infermieri ad abbandonare il servizio”. A denunciarlo Daniele Giordano, segretario generale Cgil Venezia, e Ivan Bernini, segretario generale Fp Cgil.

“Quando i turni restano scoperti, le attese esplodono e si ricorre sempre più ai medici a gettone, non siamo davanti a un problema episodico: siamo davanti a una responsabilità organizzativa e gestionale che va chiamata con il suo nome”, sottolineano i sindacalisti.

Secondo Cgil, la narrazione secondo cui “mancano medici” o “i concorsi vanno deserti” non risponde alla realtà. “I professionisti scappano perché nei pronto soccorso dell'Ulss 3 si lavora troppo, in condizioni spesso oltre i limiti di sicurezza, con una pressione costante, responsabilità cliniche altissime e un'esposizione crescente ad aggressioni verbali e fisiche. È questa miscela che rende il pronto soccorso un luogo da cui fuggire. E finché l'azienda continuerà a inseguire soluzioni tampone, senza mettere mano seriamente ai carichi e all'organizzazione, la fuga continuerà”.

I dati dell’Ulss3, per Cgil, parlano chiaro: “circa il 75% delle prestazioni nei pronto soccorso riguarda codici minori, condizioni a bassa complessità e basso rischio, che potrebbero essere gestite altrove. Solo il 25% degli accessi è riconducibile a urgenze reali, per le quali il pronto soccorso è stato concepito. Questo squilibrio pesa direttamente sull’organizzazione del lavoro e svuota progressivamente di senso professionale l'attività clinica dell'emergenza-urgenza”.

Nei fatti, il pronto soccorso è diventato un ambulatorio permanente, costretto a supplire alle carenze del territorio. Difficoltà di accesso alla medicina generale, liste d’attesa per visite ed esami, debolezza dei servizi territoriali spingono un numero crescente di cittadini verso l’unico presidio che garantisce una risposta immediata.

Il risultato è evidente: sovraffollamento cronico, carichi assistenziali oltre gli standard di sicurezza, pressione costante, conflitti con utenti esasperati dalle attese, aumento delle aggressioni. Non è un problema di soli incentivi economici: negli ultimi anni risorse aggiuntive e indennità sono già state previste. Il nodo centrale è il “quanto e come” si lavora, non solo “quanto” si guadagna.

Molti professionisti preferiscono incarichi temporanei o lavoro a gettone, non perché non vogliano entrare nel pubblico, ma perché non vogliono restare in un sistema che consuma le persone. Per Cgil, occorre aprire un confronto serio sull’organizzazione del servizio.

“Finché il 75% degli accessi continuerà a riguardare codici minori, ogni aumento di organico rischia di essere rapidamente assorbito senza un reale miglioramento delle condizioni operative. Servono percorsi alternativi realmente funzionanti per i codici minori, rafforzamento della medicina territoriale, strutture intermedie attive h24 e una chiara ridefinizione delle funzioni del pronto soccorso. Solo restituendo al pronto soccorso il suo ruolo originario di gestione dell'urgenza e dell'emergenza sarà possibile renderlo nuovamente attrattivo per i professionisti e garantire risposte adeguate ai cittadini.

I sindacati sottolineano anche la responsabilità della Regione Veneto. “A fronte di problemi noti, riteniamo grave che la Regione non abbia messo in campo con coerenza le soluzioni che essa stessa indicava nel Pssr già dal 2012. Ma è altrettanto grave che la direzione dell'Ulss 3 continui a impostare un racconto in cui ‘la colpa è sempre altrove’, salvo poi intervenire in emergenza quando anche il sindacato segnala criticità evidenti.

In questi anni si è parlato molto di centralizzazioni, del futuro dell'Angelino e di un disegno che guarda a Mestre come baricentro, salvo scoprire che i maggiori problemi di attrattività e tenuta del personale esplodono proprio nelle strutture preesistenti alla fusione. Non bastano slogan e piani sulla carta, servono scelte operative immediate su carichi, sicurezza, percorsi e territorio”.

Cgil Venezia e Fp Cgil Venezia chiedono l’apertura immediata di un tavolo con Ulss 3 e Regione Veneto, con obiettivi e tempi vincolanti. Tra le priorità: ridurre il carico improprio sui pronto soccorso, rafforzare le alternative territoriali, introdurre misure di tutela e sicurezza per il personale e programmare organici e turnazioni in modo credibile.

Senza affrontare le cause, avvertono, il sistema continuerà a perdere personale, con il prezzo più alto pagato da chi lavora e da chi ha bisogno di cure.

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