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IL CASO
09.01.2026 - 18:09
CHIOGGIA - Lo aveva minacciato addirittura il giorno di Natale, con un messaggio su Telegram che non lasciava spazio a dubbi e che è stato ritrovato sul cellulare della vittima: “Ti darò la caccia”. Continua il lavoro degli inquirenti per far luce sul movente che ha spinto Riccardo Salvagno, 40 anni, originario di Chioggia e vigile urbano a Venezia, ad uccidere Sergiu Tarna, 25enne barman di origine moldava. Un delitto - chi indaga ne è sicuro - che Salvagno non avrebbe compiuto da solo, tanto che è caccia aperta a un complice, che potrebbe essere fuggito nei Balcani, forse in Albania, paese di cui sarebbe originario.
Sono questi gli sviluppi dell’indagine sulla morte del barista 25enne, ucciso con un colpo di pistola alla testa nelle campagne attorno a Malcontenta. Intanto, in seguito all’arresto, Riccardo Salvagno - che a Chioggia, a quanto pare, in pochi conoscono, avendo lui sempre gravitato sul Veneziano - subirà anche il licenziamento dal corpo dei vigili urbani: il 30 dicembre scorso non si era recato al lavoro, dicendo di essere malato, ma non ha mai presentato il relativo certificato. Del resto, quel giorno era già in fuga.
Una fuga ricostruita passo passo dagli inquirenti, grazie alle immagini di numerose telecamere di videosorveglianza: sono state visionate oltre 200 ore di girato, e da lì è saltato fuori proprio tutto. La sua Volkswagen Polo è stata immortalata una prima volta davanti al bar di Mestre dove Tarna è stato prelevato. Tra lui e Salvagno, alle 2.14 della notte del delitto, c’era stata una telefonata durata un minuto: chi era con il 25enne riferisce che dopo quella chiamata l’umore del barman era cambiato, aveva pagato la consumazione e si era allontanato velocemente dal locale. Intercettato, era stato costretto a salire sull’auto, la Polo, nonostante lui abbia provato a divincolarsi, sotto la minaccia di una pistola. A bordo - dalle immagini si vede chiaramente - due persone: Salvagno, e un complice. Alle 2.20 l’auto parte, imbocca la rotatoria della Romea per Marghera, quindi procede in direzione Chioggia. Alle 2.28 è a Malcontenta, alle 2.29 imbocca la strada verso il luogo dove è poi stato trovato il cadavere del giovane. Rifà la strada in senso contrario alle 3.04. Cosa sia successo in quei 35 minuti è soggetto alla ricostruzione degli inquirenti.
La Polo viene poi intercettata da un lettore di targhe a Gorizia: qui, secondo chi indaga, Salvagno avrebbe scaricato il complice, che sarebbe espatriato facendo perdere le proprie tracce. Poi, la Polo è tornata indietro: direzione Verona, quindi la fuga verso la Spagna. Prima a Tenerife, poi nei dintorni di Madrid.
Intanto, gli inquirenti hanno sorvegliato il padre del 40enne vigile urbano, fino a che - quasi una settimana dopo - non lo hanno visto uscire velocemente di casa per andare in aeroporto. L’uomo, però, è tornato a casa da solo. Così, è scattato il “rastrellamento” nelle campagne della zona, utilizzando anche i droni con le telecamere termiche: gli stessi che hanno trovato Riccardo Salvagno in una casa di campagna proprio nella zona di Malcontenta. Ai polsi di Salvagno sono scattate le manette.
Ancora ignoto il movente. Tarna, secondo alcune testimonianze, avrebbe avuto dei debiti di droga, ma si indaga anche sulla lista passionale. Lo stesso Salvagno, davanti ai magistrati, avrebbe parlato di “vicende personali”: si ipotizza che tra i due potesse essere nata una rivalità per una donna, forse la titolare di un locale di Mestre, frequentato da entrambi.
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