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Cresce il numero delle pensioni di invalidità civile

I numeri del Veneto e i dubbi che restano

Cresce il numero delle pensioni di invalidità civile

VENEZIA - La fine del Reddito di cittadinanza e l’aumento delle pensioni di invalidità civile: due fenomeni distinti sulla carta, ma che nei numeri sembrano muoversi nello stesso periodo, alimentando interrogativi difficili da sciogliere. A fotografare la situazione è l’Ufficio studi della CGIA, che ha analizzato i dati relativi al Veneto aggiornati al 31 dicembre 2024.

Alla fine dello scorso anno, in Veneto risultavano erogate complessivamente 246.500 pensioni di invalidità. Di queste, 44.884 erano prestazioni previdenziali e 201.616 di natura civile. Proprio su queste ultime si concentra l’attenzione dell’analisi: tra il 2020 e il 2024 il numero delle pensioni di invalidità civile è cresciuto del 6,3 per cento, pari a 11.982 prestazioni in più, con un incremento che si è concentrato in larga parte tra il 2022 e il 2024. Nel complesso, considerando sia le pensioni previdenziali sia quelle civili, l’incidenza sulla popolazione regionale è pari al 5,1 per cento, una delle percentuali più basse d’Italia insieme a Piemonte e Lombardia. Nel 2024 la spesa per le pensioni di invalidità civile erogate ai cittadini veneti è stata stimata in 1,25 miliardi di euro.

Il tema centrale resta però il possibile legame con la cancellazione del Reddito di cittadinanza. La domanda è inevitabile: la fine di quel sostegno ha contribuito ad aumentare il numero delle pensioni di invalidità civile? Ufficialmente le due misure rispondono a obiettivi diversi. Il Reddito di cittadinanza era nato come strumento di contrasto alla povertà e di inclusione lavorativa, mentre le pensioni di invalidità civile tutelano persone con limitazioni fisiche o psichiche riconosciute.

Tuttavia, l’abolizione del reddito ha lasciato scoperta una fascia fragile della popolazione, caratterizzata da difficoltà occupazionali strutturali. In questo contesto, l’aumento delle pensioni di invalidità civile potrebbe aver rappresentato per molte famiglie l’unica forma concreta di sostegno economico rimasta. Dimostrare una correlazione diretta, sottolinea la CGIA, è però impraticabile, sia per la mancanza di dati comparabili, sia per la complessità di una materia che coinvolge diritti fondamentali e condizioni sanitarie. Il dubbio di una connessione tra i due fenomeni, soprattutto in alcune aree del Paese, resta comunque aperto.

Guardando al quadro nazionale, le differenze territoriali sono marcate. La regione con l’incidenza più alta di prestazioni di invalidità complessive rispetto alla popolazione è la Calabria, con il 13,2 per cento, seguita da Puglia con l’11,6, Umbria con l’11,3 e Sardegna con il 10,7. All’estremo opposto si collocano Piemonte, Lombardia e Veneto, tutte ferme al 5,1 per cento. A livello provinciale il dato più elevato è quello di Reggio Calabria, con 14,99 prestazioni ogni 100 abitanti, seguita da Lecce con 14,24 e Crotone con 13,88. In Veneto la situazione più “critica” riguarda Rovigo, dove si contano 6,5 prestazioni ogni 100 residenti, seguita da Venezia con 5,86 e Belluno con 5,59.

Sul fronte della spesa, se si considerano solo le pensioni di invalidità civile, nel 2024 l’esborso complessivo a livello nazionale ha raggiunto i 21 miliardi di euro. Quasi la metà, pari al 46,6 per cento, è stata assorbita dal Mezzogiorno. La Campania guida la classifica con 2,73 miliardi di euro, seguita dalla Lombardia con 2,67 miliardi e dal Lazio con 2,38. In Veneto la spesa si è attestata a 1,25 miliardi di euro, con un importo mensile medio erogato pari a 507 euro.

Infine, osservando l’andamento nel tempo, tra il 2020 e il 2024 la regione che ha registrato l’incremento percentuale più elevato delle pensioni di invalidità civile è stata la Puglia, con un +14,1 per cento. Seguono Basilicata con +12,2 e Calabria con +11,9. Il Veneto si colloca al nono posto a livello nazionale, con una crescita del 6,3 per cento, pari a 11.982 prestazioni in più.

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