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IL CASO

Ex batteria: polemica sul campanello

Per accedere bisogna suonare. Insorge il comitato del Forte

Forte San Felice, serve concretezza

Forte San Felice, a Chioggia

SOTTOMARINA –Ex Batteria San Felice: ora per entrare bisogna suonare il campanello, le proteste del Comitato per il recupero del Forte.

A rendere nota la situazione è il presidente Erminio Boscolo Bibi: “È stata recentemente pubblicata una nuova delibera della giunta comunale – sottolinea Bibi – che cambia le modalità di apertura al pubblico. Negli orari previsti, il cancello resta comunque chiuso e, per entrare, bisogna suonare il campanello. Come se, per accedere ai giardini pubblici di viale Umbria, improvvisamente qualcuno decidesse di chiudere tutto e installare un citofono. Ho chiesto lumi al sindaco, che mi ha semplicemente risposto che questa è stata la volontà della Soprintendenza”.

Boscolo Bibi ha quindi deciso di scrivere a tutti i consiglieri comunali: “A ognuno di loro chiedo – si legge – cosa ne pensate? Siete d’accordo? Non si tratta di nuove modalità di apertura al pubblico, ma di modalità di chiusura camuffata. Una situazione veramente deprimente per i cittadini”.

L’area è gestita da privati, precisamente dalla società Mosella, ma è a fruizione pubblica: va quindi garantito a tutti l’accesso in determinate fasce orarie.

Nella delibera di giunta sono spiegate le motivazioni che hanno portato all’installazione del citofono per gestire gli ingressi durante le fasce orarie di apertura. Si fa riferimento a una nota della Soprintendenza di Venezia, datata 27 novembre, che riconosce l’impossibilità di garantire una sorveglianza continua del sito da parte del personale interno, finalizzata al controllo e alla verifica della corretta fruizione.

Per questo motivo, la stessa Soprintendenza ha ritenuto compatibile con l’utilizzo pubblico la chiusura del cancello esistente, a condizione che su di esso sia presente un citofono. Una richiesta avanzata dalla stessa società Mosella per gestire al meglio la Batteria, e che è stata quindi accolta dall’ente sovracomunale.

La delibera approvata dal Comune, dunque, rappresenterebbe una semplice presa d’atto di quanto deciso a Venezia. Una situazione che, con ogni probabilità, tornerà a far discutere – anche a livello politiconelle prossime settimane.

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