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17.01.2026 - 21:39
VENEZIA - Il 19 gennaio 2026 segnerà la chiusura anticipata della caccia a canapiglia, germano reale e gallinella d’acqua in Veneto, mentre il tordo sassello chiuderà già dal 10 gennaio. Non si tratta di un bollettino qualunque: la decisione arriva dal TAR del Veneto, che con l’Ordinanza cautelare n. 79 del 16 gennaio conferma il provvedimento monocratico del 30 dicembre 2025, anticipando la fine della stagione venatoria rispetto al calendario regionale, che prevedeva il 31 gennaio.
L’udienza pubblica di merito è fissata per il 12 febbraio 2026, quando la stagione, di fatto, sarà già conclusa. La decisione accoglie le istanze di associazioni ambientaliste – LAC, LAV, LNDC, LIPU e OIPA – che chiedevano la tutela della migrazione prenuziale, fase critica in cui molte specie si spostano verso le aree di riproduzione.
Prima dell’intervento del TAR, il Calendario venatorio 2025/2026 approvato dalla Regione Veneto prevedeva la chiusura al 31 gennaio per le specie coinvolte, con alcune eccezioni per beccaccia e tordo bottaccio già al 19 gennaio. Con le nuove ordinanze, cambiano solo quattro specie: il tordo sassello chiude il 10 gennaio; canapiglia, germano reale e gallinella d’acqua il 19. Gli ATC e i comprensori alpini dovranno aggiornare immediatamente tesserini e sistemi di prenotazione.
Il caso veneto non è isolato: nelle Marche il TAR ha anticipato la chiusura di tordo bottaccio, tordo sassello, cesena e beccaccia al 10 gennaio 2026, per allinearsi ai pareri scientifici dell’ISPRA. In diverse regioni italiane, le ultime settimane della stagione venatoria finiscono spesso sotto osservazione giudiziaria.
Le associazioni ambientaliste parlano di “vittoria” e sottolineano la necessità di adeguare i calendari ai pareri scientifici. La chiusura anticipata evita il prelievo in una fase biologicamente delicata, proteggendo specie acquatiche e migratorie. Secondo LAC, LAV, LNDC, LIPU e OIPA, i calendari regionali precedenti non equilibravano sufficientemente interessi venatori e tutela della biodiversità.
La posizione dei cacciatori
Dal lato venatorio, la decisione è vista come un “intervento a stagione in corso” che compromette la prevedibilità e la programmazione delle uscite. Sigle come Federcaccia, Enalcaccia e ANUU ricordano come negli anni precedenti le ordinanze abbiano già modificato giornate integrative e appostamenti, generando stagioni “a singhiozzo”. La critica principale riguarda il fatto che gli investimenti in organizzazione, risorse e squadra vengano messi a rischio da provvedimenti tardivi.
Chi pratica la caccia agli acquatici perde due fine settimana di prelievo nelle ultime settimane di gennaio. Per chi caccia tordo sassello, l’appostamento fisso o temporaneo subirà modifiche dal 10 gennaio. La vigilanza dovrà rafforzare controlli e comunicazione delle nuove date.
Nel microcosmo della caccia invernale, dieci giorni contano molto: segnano l’“ultimo freddo”, le correnti migratorie e i passaggi più consistenti delle specie. Per i cacciatori è il “finale” della stagione, per gli ambientalisti il confine biologico tra prelievo e migrazione prenuziale. La frattura culturale è evidente: sicurezza giuridica da un lato, tutela della biodiversità dall’altro.
L’udienza di merito del 12 febbraio potrebbe consolidare l’impostazione cautelare anche per la prossima stagione venatoria. Cacciatori e amministrazioni invocano tavoli tecnici permanenti con ISPRA per evitare ricorsi futuri; ambientalisti ribadiscono il principio di precauzione come bussola normativa.
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