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IL CASO
21.01.2026 - 12:45
Forte San Felice, a Chioggia
CHIOGGIA - “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. Con queste parole il sindaco di Chioggia, Mauro Armelao, replica alle accuse lanciate dal presidente del Comitato per il Recupero del Forte, Erminio Boscolo Bibi, secondo cui l’Amministrazione sarebbe «prona ai voleri di un privato». La polemica nasce dopo la pubblicazione di una nuova delibera della Giunta comunale che modifica le modalità di accesso al pubblico alla Batteria San Felice: negli orari previsti, il cancello resta chiuso e per entrare è necessario suonare un citofono.
Boscolo Bibi ha denunciato una «chiusura camuffata» e definito la situazione «veramente deprimente per i cittadini», scrivendo anche a tutti i consiglieri comunali per sollecitare un pronunciamento. L’area, pur essendo gestita da privati – la società Mosella – è a fruizione pubblica, e il Comitato contesta la scelta di rendere l’ingresso meno immediato per i cittadini.
Armelao però precisa che la Giunta non ha fatto altro che prendere atto delle decisioni assunte dalla Soprintendenza di Venezia, recepite nella delibera n. 282 del 18 dicembre 2025. La Soprintendenza, con una nota del 27 novembre, ha riconosciuto l’impossibilità di garantire una sorveglianza continua dell’area e ha ritenuto idonea la chiusura del cancello a condizione che sia presente un citofono collegato a una postazione presidiata negli orari di apertura. La misura serve a tutelare i diportisti e le barche ormeggiate e a garantire un corretto utilizzo dell’area.
Il sindaco ricorda inoltre che lo stesso Boscolo Bibi, in passato, aveva concordato che la Soprintendenza avrebbe deciso orari e modalità di accesso. Armelao definisce le accuse «infondate, inutili e pretestuose» e invita il presidente del Comitato a moderare i toni, sottolineando come l’area, un tempo luogo frequentato da sbandati, sia oggi diventata un punto di interesse turistico e paesaggistico grazie anche all’intervento dei privati. Non esclude, inoltre, azioni legali per diffamazione, come previsto dall’articolo 595 del Codice penale.
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