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veneto
23.01.2026 - 11:30
VENEZIA - Lasciava volutamente scaricare il braccialetto elettronico per metterlo fuori uso e potersi avvicinare senza far scattare alcun allarme all’ex compagna e alla figlia piccola. Un comportamento reiterato nel tempo, che il 28enne riteneva gli consentisse di aggirare il divieto di avvicinamento imposto dall’autorità giudiziaria, ma che si è concluso con l’arresto e il trasferimento in carcere.
L’uomo è stato arrestato nella mattinata di sabato dai poliziotti del commissariato di Mestre, insieme ai colleghi delle Volanti del 113 della Questura di Venezia, che da tempo monitoravano attentamente la vicenda. L’intervento è arrivato al termine di un’attività investigativa coordinata dalla Procura, dalla quale è emerso un quadro particolarmente grave a carico dell’indagato.
A ottobre era stata l’ex compagna a rivolgersi al commissariato di Mestre, struttura specializzata nella prevenzione e nel contrasto dei maltrattamenti e della violenza in ambito familiare, chiedendo aiuto anche per tutelare la figlia, nata nel corso dei quattro anni di relazione. Il giudice aveva quindi disposto nei confronti dell’uomo la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla donna e all’abitazione, con l’applicazione del braccialetto elettronico.
Nonostante il provvedimento, l’ex compagno aveva continuato a renderle la vita impossibile, senza peraltro provvedere al mantenimento della bambina. Dalle indagini sono emersi episodi di costrizioni fisiche e psicologiche e maltrattamenti che si sarebbero protratti sia durante sia dopo la gravidanza della donna. A questo si è aggiunto, come ulteriore elemento di gravità, lo stratagemma adottato dall’uomo: lasciare scaricare intenzionalmente il dispositivo elettronico, rendendolo inutilizzabile e vanificando il controllo previsto dalla misura cautelare, per tornare a importunare e spaventare la ex.
L’attenzione costante degli agenti del commissariato di Mestre e della squadra Volanti ha consentito di intervenire tempestivamente. In una circostanza, i poliziotti sono riusciti a rintracciare l’uomo a una distanza inferiore a quella stabilita dal giudice, accertando così una violazione concreta del divieto di avvicinamento. A ciò si è aggiunta la volontà deliberata di non caricare il braccialetto elettronico, rendendolo di fatto inutilizzabile.
Alla luce di questi elementi, il pubblico ministero ha richiesto l’aggravamento della misura cautelare. Il giudice per le indagini preliminari ha quindi disposto la custodia in carcere nei confronti del 28enne, provvedimento eseguito dalla Polizia di Stato della Questura di Venezia nella mattinata di sabato.
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