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Il CASO

Idrocarburi nei terreni, visite sospese

Al forte San Felice le indagini ambientali hanno scoperto un’eredità inquinante

Idrocarburi nei terreni, visite sospese

La Blockhaus austriaca del forte

La contaminazione a causa di una cisterna della Marina militare. Si valuta la bonifica

CHIOGGIA – Il tempo ha lasciato il segno tra le mura di Forte San Felice, e non solo nella pietra. Le indagini ambientali condotte nell’area hanno rivelato la presenza di idrocarburi nel terreno, un’eredità inquinante risalente all’epoca in cui la struttura ospitava una cisterna per il rifornimento dei mezzi della Marina militare, attiva fino agli anni Settanta. La scoperta è emersa al termine di un’accurata campagna di sondaggi, avviata circa un anno fa dal Provveditorato alle opere pubbliche nell’ambito di un piano di caratterizzazione ambientale. I rilievi, affidati a una ditta specializzata tramite il Consorzio Venezia Nuova e condotti in collaborazione con l’Arpav, hanno confermato la contaminazione da idrocarburi, probabilmente fuoriusciti da vecchie condutture e serbatoi di gasolio.

Fortunatamente, non sono state rilevate sostanze tossiche di maggiore pericolosità. Le conseguenze non si sono fatte attendere. In attesa di ulteriori valutazioni tecniche, le visite guidate al complesso veneziano saranno sospese. Una misura precauzionale, necessaria per garantire la sicurezza dei visitatori. Nel frattempo, i tre cantieri attivi all’interno del forte – dedicati al restauro del portale del Tirali, della Blockhaus e della Polveriera – potranno proseguire, seppur con le dovute precauzioni. La bonifica dell’area contaminata, che potrebbe comportare la rimozione dello strato superficiale di terreno, sarà oggetto di discussione nel prossimo incontro del tavolo tecnico dedicato al recupero del sito. Il percorso di rinascita del Forte San Felice, iniziato dieci anni fa con la disponibilità della Marina a cedere l’area a un ente civile, si trova ora davanti a una nuova sfida. Dopo secoli di storia – dalla costruzione tra Cinquecento e Seicento, passando per l’epoca austriaca e l’uso militare fino al 1976 – il bastione della Serenissima si confronta con le ferite invisibili del suo passato recente. Il cammino verso la piena valorizzazione del sito continua, ma dovrà ora fare i conti con l’ambiente. E con la necessità di intervenire con responsabilità, per restituire alla città un luogo simbolico, sicuro e finalmente libero dal peso del suo passato industriale.

“La notizia non ci ha sorpreso – commenta il presidente per il recupero del Forte Erminio Boscolo Bibi - Sicuramente ora bisognerà fare degli interventi di bonifica e saranno i tecnici ad indicare come procedere. È una complicazione in più, ma siamo fiduciosi: il processo di recupero di tutto il Forte iniziato col protocollo d’intesa tra Ministeri e Comune nel 2018, pur con ritardi e difficoltà continuerà. L’avvio verso la conclusione prossima dei tre cantieri in corso (Blockhaus, Polveriera veneziana, Portale del Tirali) ne è un segno tangibile: e potremo festeggiare”.

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