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24.01.2026 - 15:36
VENEZIA - Il Veneto affronta una sfida che va ben oltre la statistica: l’invecchiamento dei lavoratori dipendenti del settore privato. Nel 2024, ultimo anno per cui sono disponibili i dati, l’età media dei dipendenti veneti ha sfiorato i 42 anni, con un lavoratore su tre – pari a 578.300 persone – che ha superato la soglia dei cinquant’anni. La fotografia scattata dall’Ufficio studi della CGIA mette in luce differenze territoriali significative: le province più “anziane” sono Rovigo, con un’età media di 42,53 anni, Treviso (42,24) e Padova (42,16), mentre i territori con età più bassa risultano Belluno e Vicenza (41,71), Venezia (41,66) e Verona (41,24).
L’invecchiamento non è solo un problema demografico, ma economico e produttivo, soprattutto per le piccole e micro imprese. Il ricambio generazionale è inceppato: i lavoratori che vanno in pensione non sempre vengono sostituiti da giovani con le competenze adeguate. Questa dinamica limita la capacità produttiva delle aziende, riduce la possibilità di presidiare ruoli chiave e aumenta l’incertezza organizzativa. A ciò si aggiunge l’aumento dei costi del lavoro: quando l’offerta di manodopera si restringe, i salari salgono, penalizzando soprattutto le piccole imprese.
Il problema più sottile, ma forse più grave, riguarda la perdita del capitale umano invisibile. Con l’uscita dei lavoratori più esperti si disperdono competenze tacite, conoscenze di processo e relazioni con clienti e fornitori, patrimonio fondamentale per la competitività. L’invecchiamento rallenta inoltre l’adozione di nuove tecnologie e modelli organizzativi, ostacolando la digitalizzazione e l’integrazione nelle filiere più avanzate.
I settori più colpiti sono quelli ad alta intensità di lavoro: edilizia, facchinaggio, autotrasporto e comparti produttivi con turni notturni. Nei cantieri e alla guida di mezzi pesanti l’invecchiamento delle maestranze è ormai una realtà strutturale, aggravata dal disinteresse dei giovani per questi mestieri. La carenza di manodopera riduce la capacità produttiva, aumenta i costi e rende più difficile rispettare tempi e budget, mentre il ricorso alla manodopera straniera rimane una soluzione temporanea.
Anche la preferenza dei giovani verso le grandi imprese accentua il problema per le piccole aziende. Le nuove generazioni privilegiano realtà che offrono percorsi di carriera chiari, formazione strutturata, mobilità e condizioni di lavoro più flessibili, come smart working, welfare e attenzione a diversità e sostenibilità. Le piccole imprese, pur offrendo esperienze formative intense, risultano meno attrattive e rischiano di perdere ulteriore terreno nel reclutamento.
A livello nazionale, l’età media dei dipendenti privati vede la Basilicata in testa con 42,93 anni, seguita da Molise (42,65) e Umbria (42,55). Il Veneto si colloca a metà classifica con 41,82 anni, mentre il Friuli Venezia Giulia guida per quota di over 50 sul totale degli occupati (35,7%). Nella nostra regione, la percentuale di dipendenti con più di 50 anni è pari al 33,3%. Rovigo spicca anche per la quota più alta di ultra cinquantenni, con il 34,5% degli occupati.
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