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Marghera, un nuovo volto da 260 milioni di euro

Dalla “città giardino” al laboratorio urbano fino alla nuova Questura: viaggio nei cantieri che stanno ridisegnando Marghera

Marghera, un nuovo volto da 260 milioni di euro

La scena è insolita per una mattina qualunque in piazza Mercato: al posto delle voci degli ambulanti, si sente il respiro regolare di una pinza idraulica che stacca, centimetro dopo centimetro, l’ultimo frammento di un edificio degli anni Quaranta. Dietro il nastro dei lavori, una tavola di cantiere promette una terrazza per la lettura, un auditorium e un giardino urbano interamente pedonale. Poco più in là, tra i binari e le officine, i tecnici misurano l’area dove sorgerà la nuova Questura di Venezia; verso piazza Sant’Antonio, un cartello azzurro annuncia la futura Casa della Comunità. È la mappa concreta di una trasformazione già in corso: un mosaico di cantieri che, sommati, raggiunge e supera la soglia di 260 milioni di euro, intrecciando opere pubbliche, fondi Pnrr, piani ferroviari e interventi urbani che ricuciono i margini fra Mestre e Marghera.

A guidare il processo è una regia composita in cui la Città metropolitana di Venezia, il Comune di Venezia, la Regione Veneto, la Rete Ferroviaria Italiana e l’Ulss 3 Serenissima incastrano cronoprogrammi, appalti e varianti urbanistiche. Le scadenze non sono tutte sovrapponibili, ma il disegno complessivo è chiaro: spostare funzioni strategiche a Marghera (come la Questura e un polo sanitario di prossimità), alleggerire la pressione del traffico in centro, riconnettere i quartieri e restituire spazi pubblici qualificati. È la logica della “città-cantiere” che chiede pazienza oggi per offrire servizi, sicurezza e qualità dello spazio domani.

La nuova sede della Questura di Venezia sorgerà a Marghera su un lotto messo a disposizione dal Comune; la Città metropolitana è stazione appaltante e il Ministero dell’Interno ha garantito i finanziamenti. L’appalto, assegnato a una ditta veneta, ha un valore di circa 48 milioni di euro. La fase di cantierizzazione dell’area è stata avviata nel giugno 2025, con opere propedeutiche di messa in sicurezza, recinzione e segnaletica. L’avvio della costruzione vera e propria è stato pianificato per l’estate successiva.

A seguire il fascicolo, oltre agli uffici tecnici, sono figure politiche ben riconoscibili nel panorama cittadino: il sindaco Luigi Brugnaro, l’assessore ai Lavori pubblici Francesca Zaccariotto e, sul fronte sociale, l’assessore alla Coesione Simone Venturini. Il disegno coinvolge poi la Regione Veneto e l’ULSS 3 per il tassello sanitario.

Le ruspe non stanno solo demolendo: stanno facendo spazio. Il progetto di “riqualificazione urbana degli spazi di piazza Mercato” – approvato in via definitiva nel maggio 2024 – disegna una nuova piazza pedonalizzata, connessa al giardino di piazzale Concordia, più grande e attrezzata per mercati e iniziative. Il cantiere prevede la demolizione di sei edifici fatiscenti risalenti al dopoguerra, la realizzazione di percorsi ciclabili, spazi verdi e un nuovo ingresso più riconoscibile alla biblioteca. L’investimento ammonta a 4.172.120,43 euro, con conclusione lavori programmata – salvo imprevisti tipici delle opere pubbliche – entro novembre 2026.

In piazza Sant’Antonio è partita la trasformazione dell’ex asilo Sacro Cuore nel nuovo distretto sociosanitario – Casa della Comunità di Marghera. L’intervento è inserito nella Missione 6 del PNRR, con ULSS 3 Serenissima soggetto attuatore e contributo della Regione Veneto e del Comune di Venezia. Secondo la banca dati OpenCUP (CUP: J71B21005250001), il costo pubblico previsto ammonta a circa 7,8 milioni di euro.

È un tassello di rete: a pochi chilometri, in via Cappuccina a Mestre, un’altra Casa di Comunità è in realizzazione, mentre alla Cipressina è previsto il nuovo presidio della COT. Un sistema policentrico che ridisegna la mappa della sanità di prossimità nell’area urbana, in risposta alla domanda crescente di servizi per una popolazione con alta quota di over 65.

Anche se tecnicamente ricade nel dominio ferroviario di Venezia Mestre, il progetto della nuova stazione è uno snodo imprescindibile per Marghera: la grande passerella ciclopedonale larga 31 metri e lunga 100 metri è concepita per unire fisicamente i due lati della città e ridurre la “frattura” storica dei binari. Dopo la presentazione del progetto (valore indicato inizialmente fra 75 e 100 milioni di euro), nel giugno 2025 RFI ha comunicato l’aggiudicazione della gara per progettazione esecutiva e lavori, inquadrandola in un accordo quadro quinquennale. Le previsioni più recenti, riferite da fonti istituzionali e di stampa locale, collocano il completamento in un orizzonte attorno al 2030.

La trasformazione non riguarda solo il cuore residenziale: nell’area di Porto Marghera progrediscono opere infrastrutturali e progetti industriali che hanno ricadute sulla vivibilità del quartiere.

Nodo di via della Chimica: l’Autorità di Sistema Portuale sta completando l’adeguamento stradale e programmando quello ferroviario del nodo di via della Chimica, con risorse legate al PNRR e al Piano Nazionale Complementare. La parte stradale vale circa 12 milioni di euro, con ulteriore integrazione di 2,4 milioni dal Fondo Opere Indifferibili; la parte ferroviaria è stimata in oltre 5 milioni. Conclusione lavori prevista a fine 2025, collaudo nel primo trimestre 2026.

Hydrogen Valley: nel luglio 2025 è stato inaugurato il cantiere per un impianto di idrogeno verde di Sapio, finanziato con circa 17 milioni di euro tramite bando regionale e fondi PNRR. È una tessera della più ampia ZLS Bluegate che punta a semplificare procedure e attrarre investimenti per la transizione energetica del porto veneziano.

Terminal crociere a Marghera: l’Autorità di Sistema Portuale ha completato l’acquisto delle aree (circa 16 milioni di euro) per il nuovo terminal passeggeri nella macroisola 1; il progetto definitivo – con un importo lavori stimato in oltre 67 milioni – punta alla piena operatività nella stagione 2028, e prevede anche l’elettrificazione delle banchine per l’alimentazione delle navi ormeggiate.

Se sommiamo queste voci alle tre opere urbane di cui sopra – Questura (circa 48 milioni), piazza Mercato + biblioteca (circa 4,17 milioni), Casa della Comunità (circa 7,8 milioni) – e consideriamo la quota di lavori ferroviari della stazione di Mestre che impattano funzionalmente su Marghera, la soglia dei 260 milioni di euro viene superata agevolmente. Il dato è dinamico e dipende dallo stadio progettuale di ciascun intervento, ma rende l’idea della massa critica in campo.

Le opere cambiano la città, ma chiedono in cambio pazienza. I residenti di Marghera e gli operatori economici del centro conoscono bene i disagi di un cantiere lungo: polvere, deviazioni, riduzione di stalli. Non a caso, in vista dell’apertura del nuovo polo sanitario, i “Margherini doc” hanno lanciato un appello per ottenere almeno 50 nuovi parcheggi pubblici in prossimità della futura Casa della Comunità, chiedendo a Ulss 3 e Comune di considerare l’aumento di utenza che il presidio porterà con sé. È un tema pratico, che interseca mobilità locale e rotazione della sosta.

La risposta pubblica, fin qui, è arrivata soprattutto con la pianificazione: in piazza Mercato, la variante urbanistica ha eliminato la destinazione “parcheggi” sull’area centrale per favorire la pedonalità; in parallelo, il progetto di Venezia Mestre promette un hub più efficiente, con ricadute sulla distribuzione dei flussi che oggi si riversano sulle strade di quartiere. Resta decisivo – lo dicono i documenti approvati – lo “studio della viabilità e della sosta” intorno al distretto sanitario, da condividere con la Municipalità di Marghera.

È una trasformazione che non va letta come una somma di cantieri, ma come un ecosistema: se la stazione accorcia le distanze, la Questura rafforza la presenza pubblica, la Casa della Comunità offre cure di base vicine, e piazza Mercato diventa lo spazio dove una comunità rinnovata si ritrova. Il resto – viabilità portuale, energia pulita, banchine elettrificate – agisce sullo sfondo, migliorando ambiente e lavoro. Ecco perché parlare di 260 milioni di euro ha senso solo se li immaginiamo tradotti in tempi risparmiati, servizi accessibili, sicurezza percepita e spazi vissuti. Marghera, intanto, ha già iniziato a cambiare.

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