Vedi tutte
Cavarzere
26.01.2026 - 12:43
CAVARZERE - Continuano gli appuntamenti promossi dall’università popolare di Cavarzere. Relatore è stato Daniele Bergantin con “Il cammino verso Santiago, un itinerario turistico-intimistico”.
Un'esposizione che, partendo dal rifiuto di ogni enfasi mistica, ha saputo catturare l'attenzione dei presenti intrecciando storia, leggenda, esperienza personale e indicazioni concrete per chi desidera intraprendere uno dei pellegrinaggi più noti al mondo, un viaggio intenso, a tratti faticoso anche sul piano umano.
“Durante il percorso, in tre, abbiamo anche litigato – ha ammesso – ma resta un'esperienza assolutamente consigliabile”. Da qui il primo consiglio: affrontare il cammino da soli. Fondamentale, invece, una conoscenza basilare dell'inglese, sufficiente per comunicare anche solo con gesti e frasi semplici.
Il percorso prende il nome da Santiago, San Giacomo, Compostella significa 'campo di stelle'. Bergantin ha ripercorso la genesi storica e religiosa del cammino chiarendo le complesse questioni genealogiche legate alla figura di Giacomo. Dopo la morte di Gesù, Giacomo si sarebbe recato in Galizia per evangelizzare il Mediterraneo, prima di essere decapitato a Gerusalemme da Erode Agrippa. I discepoli avrebbero recuperato il corpo, privo della testa, trasportandolo in Spagna, dove fu sepolto. Nell'813 un eremita, guidato da un sogno, scoprì il sepolcro: nacque così la prima chiesa e l’avvio il pellegrinaggio.
Il cammino acquistò importanza durante la Reconquista. La leggenda narra che San Giacomo apparve a cavallo bianco nella battaglia di Clavijo, sostenendo l'esercito cristiano contro i Mori. Nel 1179 furono concesse indulgenze plenarie ai pellegrini che completavano il viaggio, consolidando il cammino nel Medioevo.
Seguì un lungo oblio, causato da Illuminismo e Riforma protestante, che cancellarono percorsi e memoria. La rinascita arrivò nel Novecento, con le visite di Papa Giovanni Paolo II nel 1982 e nel 1989 e di quelle di Benedetto XVI. Un'ulteriore spinta arrivò nel 2010 con il film interpretato da Martin Sheen.
Bergantin ha illustrato le diverse vie: il cammino francese, circa 780 chilometri, il più noto; la Via della Plata, da Siviglia, più lunga ma meno frequentata; il cammino portoghese, in forte crescita. Esistono anche percorsi costieri e inglesi, che attraversano territori come Navarra, Castiglia, Galizia, Paesi Baschi e Asturie.
I numeri testimoniano una crescita costante: dai 74 pellegrini del 1975 si è arrivati ai 347 mila del 2019, fino ai 499 mila del 2024, con prevalenza femminile. La maggior parte percorre il cammino a piedi, ma non mancano biciclette, cavalli e carrozzine. La media giornaliera è di 25 chilometri e per completare il cammino francese servono circa 45 giorni.
La Compostela, il certificato finale, viene rilasciata solo se il pellegrinaggio ha motivazioni religiose o spirituali. “Recarsi a Santiago non significa solo vedere una chiesa – ha spiegato – ma visitare luoghi in cui sono accaduti eventi fondamentali per la storia e la religione”.
Bergantin ha ripercorso il proprio cammino, iniziato il 5 luglio 2016 e concluso il 23 agosto 2018 in due fasi. “Non è necessario fare 800 chilometri in un'unica volta”. Fondamentale è la credenziale del pellegrino che certifica le tappe percorse.
Lo zaino deve contenere l'essenziale: scarponi, sacco a pelo, abbigliamento tecnico, acqua, farmaci. Il cammino attraversa paesaggi che vanno dai Pirenei agli altopiani simili a quelli veneti. È impossibile perdersi grazie alla segnaletica gialla e azzurra. Una tappa critica è Pamplona durante San Firmino: “Non si trova posto da dormire, è come un mix tra carnevale e Oktoberfest”.
Arrivati a Santiago, l'ultima tappa di 20 chilometri conduce al Monte della Gioia, da cui si scorge per la prima volta la cattedrale. La Compostela viene concessa solo a chi percorre gli ultimi 100 chilometri a piedi. Il viaggio spesso prosegue fino a Finisterre, l'antico “confine del mondo”, e a Muxía, legata alla leggenda della Madonna giunta in barca. Qui si ricorda anche il disastro della petroliera Prestige, commemorato dal monumento ‘La Ferita’.
“Non c'è nulla di proibitivo – ha concluso Bergantin – chiunque può farlo con i propri tempi. Il cammino francese resta il mio preferito, ma la prima tappa è la più impegnativa: va affrontata con intelligenza, altrimenti scoraggia”.
©2024 CHIOGGIA NOTIZIE - P. Iva 01463600294 - Tutti i diritti riservati.
Email: redazione@chioggianotizie.it | Credits: www.colorser.it