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veneto
31.01.2026 - 16:38
Un Codone abbattuto
VENEZIA - Si chiude ufficialmente la stagione venatoria 2025/26 per la maggior parte delle specie cacciabili. In alcune regioni, tuttavia, durante la primavera e l’estate proseguiranno le cacce di selezione con carabina a cervi, daini, cinghiali, caprioli e camosci.
Nonostante il calo progressivo delle licenze negli ultimi anni, gli attuali 450mila cacciatori italiani continuano a rappresentare una minaccia per la biodiversità residua, staccandosi sempre più dalla ruralità e dal territorio agro-silvo-pastorale. Permangono fenomeni preoccupanti di mancato rispetto delle leggi e dei regolamenti, con abbattimenti di esemplari di specie protette, inosservanza delle distanze di sicurezza da strade e abitazioni e l’uso diffuso di richiami elettroacustici vietati.
Il “Piano di Azione per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici”, varato dalla Conferenza Stato-Regioni nel 2017, è rimasto sostanzialmente inattuato, aggravato dal progressivo decremento del personale pubblico di vigilanza degli enti territoriali. Nel febbraio 2024, l’Italia è stata messa in mora dalla Commissione Europea per il mancato rispetto della Direttiva Uccelli e del regolamento comunitario REACH, in particolare riguardo al divieto di cartucce al piombo nelle zone umide.
Sul fronte giudiziario, i calendari venatori di Marche e Veneto sono stati parzialmente ritenuti illegittimi dal TAR per alcune specie e periodi di caccia, salvando così numerose migliaia di animali. In Liguria, grazie a una sentenza del TAR, è stata impedita la caccia in deroga a 26.000 fringuelli, specie protetta, mentre un’ordinanza di sospensiva ha bloccato la prosecuzione della caccia in deroga a fringuelli e storni in Lombardia. Risultati ottenuti grazie ai ricorsi di associazioni ambientaliste, tra cui in prima fila la Lega Abolizione Caccia (LAC).
Resta sullo sfondo il disegno di legge n. 1552, attualmente all’esame del Senato, che raccoglie le principali istanze della lobby venatoria e dell’industria armiera. Tra le proposte più controverse: caccia nelle foreste demaniali, aumento della mobilità venatoria, abolizione dell’opzione di scelta esclusiva della forma di caccia per una stagione, riduzione delle superfici dei parchi, uso di sistemi di puntamento a visione notturna e installazione di impianti regionali per approvvigionare decine di migliaia di richiami vivi ai cacciatori.
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