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IL CASO
04.02.2026 - 17:06
Lorenzo Dei Meneghetti arrestato dalle forze colombiane nella sua villa
CHIOGGIA - Non sono soltanto le autorità italiane a voler riportare Lorenzo Dei Meneghetti in patria. Anche lui, dal carcere colombiano in cui è rinchiuso, spera di essere trasferito quanto prima in Italia, dove le condizioni di detenzione sarebbero decisamente più favorevoli. Ma il suo rientro non è affatto scontato: la polizia di Bogotà potrebbe infatti decidere di trattenerlo, considerandolo una figura chiave del narcotraffico sudamericano diretto verso l’Europa.
Secondo gli investigatori locali, il chioggiotto avrebbe ricoperto un ruolo di primo piano nella rete che gestiva l’invio di ingenti carichi di cocaina verso il vecchio continente, nascosti all’interno di spedizioni di frutta o carbone. I dettagli dell’indagine restano riservati, ma se gli inquirenti colombiani ritenessero necessario il suo contributo, l’estradizione rischierebbe di essere congelata.
Dei Meneghetti è stato arrestato cinque giorni fa nella sua villa di Santa Marta, nel dipartimento di Magdalena. Era fuggito in Sudamerica tre anni fa, dopo che la sua condanna a nove anni era diventata definitiva. A individuarlo è stato un drone, utilizzato dalle forze speciali colombiane che, grazie alle informazioni fornite dai carabinieri veneziani, lo hanno sorpreso mentre si trovava a bordo piscina.
Prima del blitz, gli investigatori italiani avevano seguito i movimenti di denaro tra lui e i familiari rimasti a Chioggia, ricostruendo una fuga rocambolesca: prima su un mercantile, poi su una nave da crociera, viaggiando con documenti falsi. Ora l’uomo, accusato di traffico internazionale di droga, attende in una cella colombiana di conoscere il proprio destino.
Nel frattempo, la polizia colombiana ha ricostruito le attività svolte da Dei Meneghetti durante la latitanza. Dopo essere sfuggito all’arresto nel 2023, avrebbe sfruttato i contatti sudamericani che già in passato gli fornivano cocaina destinata ai gruppi criminali italiani e albanesi attivi in Europa. A tradirlo sarebbe stata un’azienda di esportazione di banane che gestiva sotto falso nome: i volumi anomali delle spedizioni hanno insospettito le autorità, che durante le ispezioni hanno scoperto panetti di cocaina nascosti in stampi di plastica gialla, mescolati alla frutta.
Il valore della droga aumentava in modo vertiginoso lungo il viaggio: dai 4mila dollari al chilo pagati nelle foreste colombiane ai circa 60mila una volta arrivata al porto di Venezia, prima di essere distribuita nel resto d’Europa.
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