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I ladri razziano anche le idrovore

Il Consorzio Adige Euganeo denuncia furti e sabotaggi ripetuti con impianti fuori uso per ore

I ladri razziano anche le idrovore

Ogni interruzione mette a rischio 160 ettari di territorio agricolo; potenziata la sorveglianza

CONA - Un’infrastruttura strategica sventrata per pochi euro e interi territori esposti a rischi gravissimi. Il Consorzio di bonifica Adige Euganeo lancia l’allarme sicurezza delle proprie strutture dopo l’ennesimo episodio di vandalismo e furto che, negli ultimi anni, colpisce in modo ripetuto impianti fondamentali per la tutela idraulica del Veneziano. L’ultimo caso a gennaio all’idrovora Zuccona, nel territorio di Cona. L’episodio è solo l’ultimo anello di una catena definita ormai preoccupante, ai danni di un ente che opera quotidianamente per la sicurezza pubblica. Per asportare cavi di rame dal valore di poche centinaia di euro, i malviventi hanno devastato l’impianto elettrico, mettendo fuori uso per 32 ore un presidio essenziale che garantisce lo scolo e la sicurezza idraulica di oltre 160 ettari di territorio agricolo.

In un’area fragile come quella veneziana, un fermo di questo tipo durante un’allerta meteo avrebbe potuto avere conseguenze pesantissime per l’incolumità collettiva. Negli ultimi anni le infrastrutture sono state più volte bersaglio di sabotaggi e danni ingenti. Tra i precedenti più gravi: la manomissione dello sgrigliatore di un’idrovora, il cui ripristino richiede oggi un investimento di 40 mila euro di fondi pubblici, l’incendio doloso di un escavatore, il sabotaggio delle periferiche di telecontrollo e i furti di carburante dai mezzi d’opera impiegati nei cantieri.

A rendere queste strutture particolarmente esposte è la loro collocazione geografica. Le idrovore sorgono spesso in luoghi isolati, lontani dai centri abitati e raggiungibili solo percorrendo chilometri di argini sterrati. Allo stesso modo, i mezzi d’opera in aperta campagna non possono essere ricoverati ogni sera per motivi logistici ed economici, rendendo impossibile garantire un presidio fisico costante e offrendo terreno fertile a chi agisce indisturbato. A questo si aggiunge l’insidia della cosiddetta “finestra di buio”. Non tutti gli impianti sono dotati di telecontrollo e molti vengono presidiati solo durante le fasi di piena operatività legate alle precipitazioni. Se un furto o una manomissione avvengono in un periodo di calma meteorologica, il personale rischia di accorgersi del danno solo al successivo giro di controllo, lasciando il territorio scoperto proprio nel momento di emergenza.

«Siamo di fronte a una situazione inaccettabile che non colpisce solo un ente, ma l'intera comunità – dichiara il presidente del Consorzio, Fabrizio Bertin –. Chi compie questi gesti, per pochi spiccioli o per puro vandalismo, non comprende che sta mettendo a repentaglio la sicurezza delle persone e l’integrità dei territori. Ogni ora di inattività forzata di un impianto rappresenta una ferita alla protezione del nostro suolo».

Per fermare questa escalation, il Consorzio ha confermato che la sorveglianza su tutte le strutture verrà aumentata. Parallelamente, in stretta collaborazione con le forze dell’ordine, sono in corso indagini serrate per individuare i responsabili dei danneggiamenti e assicurarli alla giustizia.

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