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IL CASO

“Sì, gli ho sparato. Ma non di proposito”

Riccardo Salvagno, l'agente di polizia locale accusato di omicidio, per la prima volta risponde agli inquirenti: interrogatorio di cinque ore.

“Sì, gli ho sparato. Ma non di proposito”

Riccardo Salvagno, agente della polizia locale di Venezia ma originario di Chioggia, è accusato di aver ucciso Sergiu Tarna, 25 anni, con un colpo di pistola alla testa

VENEZIA - Davanti al pubblico ministero Christian Del Turco, Riccardo Salvagno ha finalmente ammesso ciò che nel primo interrogatorio aveva nascosto dietro un comodo “non ricordo” . Martedì, in cinque ore di confronto serrato, l’ex agente della polizia locale originario di Chioggia, ha ricostruito nei dettagli la notte in cui Sergiu Tarna, 25 anni, è stato ucciso con un colpo alla testa esploso dalla pistola d’ordinanza. Accanto a lui il suo avvocato, Guido Galletti.

Salvagno ha riconosciuto di aver premuto il grilletto, ma ha insistito sul fatto che non si sarebbe trattato di un gesto intenzionale. Secondo la sua versione, avrebbe cercato Tarna perché convinto che il giovane fosse in possesso di informazioni utili a chiarire l’origine e la circolazione di un presunto video hard che lo tormentava da settimane. Un filmato che, ad oggi, non è mai stato trovato né visionato da nessuno.

Il movente, secondo la difesa, ruota attorno a quel video che Salvagno credeva lo ritraesse di nascosto con una escort transessuale. Una convinzione alimentata - sostiene l’avvocato - da pressioni e racconti di terzi, spesso in contesti segnati dall’uso di droga. Un intreccio di voci, suggestioni e paure che avrebbe contribuito a far precipitare la situazione. Salvagno ha dichiarato che quanto successo non è stata una esecuzione, ma lo sparo è partito in un momento concitato, durante la discussione. Il telefono di Tarna, sequestrato da Salvagno e dal coindagato Andrea Vescovo, non conteneva alcun video. E nemmeno gli investigatori, finora, hanno trovato tracce del materiale che avrebbe scatenato l’intera vicenda.

Secondo la difesa, Salvagno sarebbe stato oggetto di pressioni e possibili tentativi di ricatto legati al suo ruolo di agente e al consumo di stupefacenti.

Resta ora da chiarire la posizione di Andrea Vescovo, che per primo aveva indicato Salvagno come autore dello sparo, sostenendo di trovarsi a decine di metri di distanza al momento del colpo. Salvagno, però, lo riporta pienamente sulla scena del delitto: secondo la sua versione, Vescovo non sarebbe stato affatto così lontano. Entrambi restano indagati per concorso in omicidio.

Intanto dalla Spagna è arrivato il via libera per il rientro della Volkswagen Polo con cui Salvagno era fuggito dopo l’omicidio: l’auto, ritrovata vicino all’aeroporto di Valencia, sarà consegnata alla procura nei prossimi giorni. Salvagno ha confermato di aver gettato la pistola in un cassonetto poco dopo il delitto.

L’avvocato Galletti ha inoltre incaricato un consulente di effettuare una valutazione psicologica e criminologica del suo assistito.

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