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L’allarme
12.02.2026 - 14:24
La Corte dei Conti europea segnala incertezze e rischi di caos
CHIOGGIA - Il mondo della pesca italiana torna sul piede di guerra dopo la valutazione della Corte dei Conti europea sul progetto di “Fondo unico” proposto da Bruxelles per il periodo 2028 - 2034. L’idea della Commissione Europea (unire in un solo contenitore agricoltura, pesca e coesione) è stata giudicata tecnicamente fragile, e la bocciatura dell’ECA dà nuova forza alle preoccupazioni già espresse da Confcooperative FedAgriPesca.
Paolo Tiozzo, vicepresidente di FedAgriPesca, non usa mezzi termini: secondo Tiozzo, il documento ECA 05/2026 conferma punto per punto le criticità denunciate nella lettera inviata settimane fa alla presidente Ursula von der Leyen. “La Corte parla di incertezza normativa e di un apparato amministrativo che rischia di diventare ingestibile. È esattamente ciò che temiamo: un sistema unico che annulla le peculiarità di pesca e agricoltura, trasformandole in comparti indistinti e meno efficienti”.
Il parere dei magistrati contabili europei evidenzia nodi strutturali: l’assenza di una definizione chiara di cosa debba costituire il “valore aggiunto europeo”; la difficoltà di seguire il percorso dei finanziamenti fino ai destinatari finali; il pericolo di una frammentazione delle politiche comuni, con ricadute dirette sulla competitività delle imprese.
Tiozzo insiste su un punto che considera decisivo: l’accorpamento delle politiche rischierebbe di creare squilibri tra gli operatori dei diversi Paesi membri. “Il settore ittico è già provato da anni di limitazioni. Ritrovarsi a competere per le risorse all’interno di Piani di Partenariato dominati da logiche estranee alla pesca sarebbe insostenibile. Non stiamo parlando di capitoli di spesa qualsiasi, ma di attività che garantiscono sovranità alimentare e coesione sociale nei territori”.
Alla luce del giudizio della Corte, Confcooperative FedAgriPesca chiede al governo italiano e ai rappresentanti a Bruxelles di respingere con decisione un’impostazione che, secondo l’organizzazione, rischia di rallentare l’erogazione dei fondi e di rendere meno trasparente la gestione delle risorse. La richiesta è netta: mantenere fondi autonomi per pesca e agricoltura, con regole chiare e stabili.
“La flessibilità non può trasformarsi in caos amministrativo. Se la Commissione non terrà conto delle osservazioni della Corte e delle esigenze delle imprese, il bilancio 2028‑2034 potrebbe segnare un passo indietro irreversibile nella capacità dell’Europa di sostenere i propri settori primari”, conclude Tiozzo.
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