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Venezia

L'ascensore a Ca’ Bernardo non si può far così

Il Consiglio di Stato congela il via libera del Tar per l'ascensore nel palazzo dove abita anche Fiorello

Ascensore a Ca’ Bernardo, il contrordine dei giudici: “Fermate tutto e cercate un’alternativa”

Il Consiglio di Stato congela il via libera del Tar: “Valutate altre soluzioni e una localizzazione che serva tutti i piani”. Una vicenda emblema del difficile equilibrio tra accessibilità, tutela dei beni storici e convivenza condominiale

Una finestra che si affaccia su un cortile quattrocentesco, un parallelepipedo di vetro immaginato a pochi passi, e una mano che si alza in tribunale per dire: “Fermiamoci un attimo”. È l’immagine simbolica di Ca’ Bernardo, il palazzo gotico affacciato sul Canal Grande dove abita anche Rosario Fiorello: qui il Consiglio di Stato ha appena stoppato la procedura per l’installazione di un ascensore interno e ha chiesto ai proponenti di vagliare soluzioni alternative, non solo quella già presentata dalla famiglia Avogadro Azzoni. Con un’ordinanza depositata in data cruciale — 15 febbraio 2026 — i giudici amministrativi hanno sospeso gli effetti della precedente decisione del Tar del Veneto, che a fine 2025 aveva confermato il via libera ai lavori, imponendo ora un supplemento di istruttoria su localizzazione, impatto e utilità dell’impianto rispetto all’intero condominio.

Nel dispositivo cautelare, la Quarta sezione del Consiglio di Stato sottolinea la necessità di esaminare la possibilità di installare l’ascensore “con modalità e localizzazione differenti” in modo che possa “servire tutti i condomini” e comporti “il minor pregiudizio possibile” per chi si oppone, richiamando i principi di proporzionalità e la “necessaria tutela dei beni culturali”. Un passaggio che ribalta la logica iniziale del progetto, concepito con una sola fermata al secondo piano per agevolare la madre ultranovantenne di un proprietario, e che riaffida alla progettazione una partita tecnica prima ancora che legale. La stessa ordinanza sospende l’efficacia della sentenza del Tar Veneto che, nel dicembre 2025, aveva confermato i titoli abilitativi rilasciati: il dossier torna dunque a una fase valutativa, con l’obbligo di considerare ipotesi alternative di tracciato e servizio.

Per comprendere la portata del fermo occorre ripercorrere il tragitto amministrativo del caso. Dopo la presentazione della proposta nel 2022, sostenuta dai proprietari dei piani alti, il progetto aveva ottenuto il via libera della Soprintendenza nel marzo 2025 (provvedimento firmato dal soprintendente Fabrizio Magani) ma era stato “congelato” poco prima dal Comune di Venezia, con la sospensione in autotutela della Scia nel dicembre 2024, a seguito del ricorso di alcuni condomini. A fine 2025 il Tar del Veneto aveva poi sbloccato l’iter confermando la legittimità dei titoli, provocando nuove proteste di una parte dei residenti, fino alla svolta del 15 febbraio 2026, quando il Consiglio di Stato ha frenato e chiesto di valutare opzioni alternative. La sequenza racconta di un oscillare continuo tra esigenze di accessibilità e vincoli storico-artistici, aggravato da rapporti di vicinato ormai logorati.

Il progetto originario prevedeva un impianto con “una sola fermata” al secondo piano. È qui che l’ordinanza del Consiglio di Stato inserisce il cuneo: un ascensore che, in un contesto condominiale vincolato, serva solo una parte dei residenti e incida visivamente su un cortile storico potrebbe risultare sproporzionato se, senza maggior danno, esiste la possibilità tecnica di servire l’intero fabbricato o di spostare la struttura in un’area meno pregiudizievole. La richiesta di “vagliare le alternative” non è un tecnicismo: orienta la progettazione verso soluzioni che distribuiscano benefici e oneri, rispettando la tutela dei beni culturali e il principio di proporzionalità.

Il confronto tra accessibilità e tutela si muove entro regole consolidate. Il DM 28 marzo 2008 — le “Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale” — impone di perseguire l’accesso al bene valutando caso per caso, con particolare attenzione alla reversibilità degli interventi e al minimo impatto visivo. Nello stesso solco si collocano orientamenti giurisprudenziali che, a seconda delle condizioni concrete, hanno talora ritenuto preferibili soluzioni come il montascale o l’adeguamento dei percorsi interni, specie quando l’ascensore risulti sproporzionato o lesivo dei caratteri storico-architettonici. Il quadro non offre scorciatoie: obbliga a un bilanciamento ragionato, motivato e aperto all’analisi di più alternative.

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