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Venezia

Mose ancora in funzione ma il Carnevale va sott’acqua

Tre settimane di scirocco, “sessa” adriatica e picchi tra i 100 e i 120 centimetri: Piazza San Marco sotto a ogni picco

Carnevale sott’acqua: il MOSE lavora a pieno ritmo mentre la marea alza la posta

Tre settimane di scirocco, “sessa” adriatica e picchi tra i 100 e i 120 centimetri hanno trasformato l’ultima coda del Carnevale in una prova di resistenza per Venezia. Il sistema di paratoie si alza di continuo, Piazza San Marco si bagna a ogni picco, e la città si interroga su costi, soglie di attivazione e futuro.

Una striscia lucida taglia il selciato di Piazza San Marco. È mattina presto, il vento di scirocco porta l’odore salmastro dal Bacino, e ai piedi del Campanile le pedane si trasformano in crinali improvvisati per i figuranti in costume. A nord, tra le Procuratie, il riflesso dell’acqua cancella il confine tra festa e fatica. Mentre gli altoparlanti richiamano agli eventi del Carnevale, un altro suono scandisce il ritmo della città: quello, invisibile ma determinante, delle paratoie del Mose che si alzano ancora, e ancora.

Nelle ultime settimane di festa, il sistema di dighe mobili è stato sollevato con una frequenza insolita. Il dato preciso oscilla in base alla finestra temporale considerata e ai criteri di conteggio: nella mattina di domenica 15 febbraio 2026 le paratoie risultavano alzate per la 23ª volta dall’inizio dell’anno, con attivazione alle 6:45 in tutte e tre le bocche di porto; al Lido il mare ha toccato i +126 cm, mentre in città il picco si è fermato a +92 cm. Un susseguirsi di eventi che – spiegano i tecnici – è eccezionale per il periodo e destinato a proseguire per diversi giorni, almeno fino a venerdì 20 febbraio.

Il contesto non è un episodio isolato: già a inizio febbraio, il Centro Previsioni e Segnalazioni Maree segnalava 15 alte maree in nove giorni, dieci delle quali sopra +110 cm, con altrettanti sollevamenti del MOSE. Per Alvise Papa, responsabile del Centro, è «un record per il periodo» legato a un livello medio del mare cresciuto nel tempo: oggi intorno a +40 cm sullo zero mareografico, contro i +21-23 cm dei primi anni Duemila. Un incremento che rende sufficienti perturbazioni più deboli per spingere la marea fino al metro.

Tra venerdì 14 e domenica 15 febbraio 2026 la finestra di massimi previsti e/o registrati si è attestata intorno a +110/+115 cm a Punta della Salute, con ulteriori oscillazioni attese nei giorni successivi. Le tabelle di previsione mareale confermano massimi nell’ordine di +110 cm il 14 febbraio e +115 cm la mattina del 15, con andamenti giornalieri che risentono sia della componente astronomica sia dell’apporto meteorologico.

A complicare il quadro di metà febbraio non c’è solo lo scirocco persistente: i tecnici parlano esplicitamente della “sessa” adriatica, un’oscillazione naturale del bacino che, innescata dalle perturbazioni, «mantiene elevato il livello nel Nord Adriatico», sovrapponendosi alla marea astronomica e amplificando i picchi in Laguna. È uno dei motivi per cui, anche con condizioni meteo non estreme, il numero di eventi sopra metro e la loro durata stanno aumentando.

Il Mose riduce drasticamente l’entrata di acqua dalla bocca di porto del Lido e dalle altre bocche, ma non significa che la città resti asciutta in ogni circostanza. Il “punto debole” noto è Piazza San Marco, tra le quote più basse del centro storico: qui l’acqua affiora già attorno a +80/+85 cm sullo zero mareografico. Con livelli in laguna inferiori al metro – quindi anche quando il Mose non è attivato perché la previsione non supera la soglia operativa di circa +110 cm – la piazza può risultare parzialmente allagata, spesso «per una buona metà» durante i picchi. È una dinamica confermata da anni di monitoraggi e dai richiami periodici di protezione civile e media locali.

Negli ultimi anni, la città ha affiancato al Mose una rete di difese locali (valvole, pompe, barriere temporanee tra Palazzo Ducale e Ponte della Paglia) per limitare gli allagamenti degli spazi più sensibili. In giornate con picchi prossimi al metro, l’uso combinato dei sistemi ha consentito in alcuni casi di mantenere la piazza pressoché asciutta; ma finché non saranno pienamente automatizzate tutte le componenti della barriera locale e completati gli interventi lungo la riva, resta possibile vedere l’acqua “entrare” da più punti.

Nell’operatività quotidiana contano i tempi e la prevedibilità. Il Centro Maree pubblica dati in tempo reale e riepiloghi dei massimi e minimi significativi dell’anno in corso alla stazione di Punta della Salute, punto di riferimento per allerta e servizi. Anche il gestore dei trasporti Avm/Actv calibra linee e frequenze sulle finestre di picco, segnalando i livelli attesi – per esempio +120 cm nelle mattinate più critiche – e gli eventuali percorsi alternativi, mentre le passerelle vengono posate quando la previsione supera le soglie operative per i punti più bassi. Strumenti e prassi che, nella somma, permettono ai residenti di programmare spostamenti e ai visitatori di non farsi cogliere impreparati.

Il “perché” sta nel graduale innalzamento del livello medio del mare e nell’aumento delle ore annuali sopra +80 cm. I dati storici raccolti in laguna mostrano un trend negativo: negli ultimi anni, anche eventi meteo non estremi bastano a portare l’acqua sopra le soglie di disagio. È una tendenza certificata dagli indicatori ambientali nazionali e dalle analisi del Centro Maree, con impatti immediati sulla frequenza delle alte maree e, a cascata, sulle decisioni operative per il Mose.

Dalla messa in funzione del Mose nel 2020 alla primavera 2025, le “alzate” hanno superato quota 100: secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, quei sollevamenti hanno evitato danni stimati oltre 2,6 miliardi di euro. La soglia di riferimento per l’azionamento ordinario si colloca attorno a +110 cm a Punta della Salute, proprio per evitare chiusure troppo frequenti e consentire la coesistenza con il portualo e la mobilità lagunare. Resta però aperto il tema del “quanto costa” attivare il sistema: diverse stime pubbliche e tecniche collocano il costo per singolo sollevamento nell’ordine di alcune centinaia di migliaia di euro, variabile in funzione della durata, del numero di schiere attivate e dello stato di omologazione/ottimizzazione impiantistica; sul versante strutturale, i fabbisogni annui per gestione e manutenzione vengono quantificati nell’ordine delle decine di milioni. Al netto delle oscillazioni, un punto è chiaro: l’opera ha già evitato danni economici ben superiori ai costi operativi.

Venezia vive di turismo e immagini. Vedere Piazza San Marco bagnata nel pieno del Carnevale – mentre le paratoie sbarrano il mare – può sembrare un paradosso, ma è il risultato di soglie diverse: il Mose non è pensato per eliminare ogni centimetro d’acqua alta, bensì per tagliare gli eventi dannosi oltre una certa quota. Sotto quel valore, tocca alle difese locali e alla convivenza attiva con la marea: passerelle, percorsi alternativi, informazione puntuale. Per questo la comunicazione di previsioni e orari di picco non è un orpello: è lo strumento che permette di ridurre disagi e fraintendimenti, specie quando i picchi si susseguono nei giorni clou della festa.

Gli episodi di metà febbraio hanno rimesso al centro un fattore non sempre noto al grande pubblico: la sessa del Nord Adriatico. Quando una perturbazione “spinge” l’acqua lungo l’asse del bacino, l’oscillazione può persistere per giorni, mantenendo alto il livello di partenza su cui si innestano i contributi successivi. È uno scenario in cui scegliere se e quando alzare le paratoie diventa più complesso: alzate più lunghe e ripetute ottimizzano la protezione, ma hanno impatti crescenti sulla navigazione, sui costi e, non ultimo, sulla percezione che la città “viva chiusa”. I tecnici, in queste finestre, puntano a calibrare durata e sincronizzazione delle schiere per contenere i livelli in laguna sotto la soglia di +100/+110 cm, lasciando però aperti i canali logistici essenziali quando possibile.

Che San Marco sia il punto più basso della città è un fatto noto e documentato: la piazza inizia a bagnarsi già intorno a +80 cm, ben prima che scattino le alzate ordinarie del Mose. Negli ultimi anni si è lavorato sull’integrazione tra opere “a mare” e interventi “a terra”: valvole e pompe nel reticolo di sottosuolo, barriere temporanee, rialzi puntuali delle pavimentazioni e lotti in corso per l’automatizzazione dei dispositivi di piazza. L’obiettivo è semplice solo sulla carta: far sì che, con MOSE attivo a +110 cm, il livello in laguna si attesti sotto il bordo utile e la piazza resti asciutta anche in caso di vento e onda residua. Il traguardo è vicino ma richiede collaudi, coordinamento tra Comune, Provveditorato e Autorità per la Laguna, e soprattutto finanziamenti stabili.

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