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Giordano e Paragone al Serafin

In scena una sfida al politicamente corretto tra memoria, critica sociale e provocazione

Giordano e Paragone al Serafin

Monologhi, musica e riflessioni su finanza, sanità e valori culturali per stimolare il dibattito

CAVARZERE – Teatro gremito e attenzione alta venerdì 6 febbraio al teatro Tullio Serafin, dove lo spettacolo “Serva Italia” ha inaugurato un doppio appuntamento culturale che proseguirà giovedì 19 febbraio. Un avvio partecipato, che ha confermato l’interesse del pubblico per una proposta capace di intrecciare attualità, informazione e riflessione critica, portando sul palco temi e protagonisti del dibattito pubblico nazionale.

Il primo incontro, firmato da Francesco Borgonovo e Raffaella Regoli, ha proposto un racconto serrato sul potere, nelle sue forme più evidenti e in quelle meno visibili, che secondo gli autori continua a condizionare la società contemporanea.

“Serva Italia” parte da un sentimento diffuso di insoddisfazione, dalla percezione che nel Paese molte cose non funzionino e che questo scontento, pur essendo evidente, non riesca mai a tradursi in un reale cambiamento. Da qui la domanda che attraversa tutto lo spettacolo: “perché, pur riconoscendo i problemi, continuiamo a permettere che nulla cambi?”

Dopo il successo della serata del 6 febbraio, l’attenzione si sposta ora su giovedì 19 febbraio, quando il teatro Tullio Serafin ospiterà “Mi ritorna in mente”, spettacolo che vedrà per la prima volta insieme sul palco Mario Giordano e Gianluigi Paragone.

Un debito teatrale a due che si presenta come una sfida dichiarata al politicamente corretto e a quello che gli autori definiscono il “modernamente corrotto”. Attraverso ricordi personali, monologhi e inserti musicali, lo spettacolo richiama valori e insegnamenti del passato, dando nuova centralità alla figura dei nonni e contrapponendoli a temi come fluidità sessuale e contaminazioni religiose e culturali.

Giordano e Paragone uniscono le loro voci per denunciare uno spostamento degli interessi verso la finanza a discapito dell’economia reale, citando i grandi profitti ottenuti, a loro avviso, attraverso il taglio dei posti di lavoro.

Nel mirino finiscono anche una sanità ritenuta sempre più orientata agli interessi economici piuttosto che alla cura dei malati e il tentativo di equiparare il cibo italiano a quello sintetico. Ne emerge uno spettacolo pensato per lasciare il segno, costruito per stimolare il confronto e non lasciare indifferente il pubblico.

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