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cRONACA
16.02.2026 - 15:46
CHIOGGIA - Più volte ha ignorato le richieste di rimozione di tavoli, sedie e ombrelloni collocati abusivamente su suolo pubblico: così il Comune di Chioggia interviene nei confronti di un’impresa individuale titolare di un pubblico esercizio in Corso del Popolo, antistante il civico 1230. L’azienda occupava uno spazio di circa sette metri per sette metri senza alcuna autorizzazione, sottraendo aree destinate a stalli di sosta per biciclette e motocicli.
L’occupazione abusiva era già stata contestata in due distinte occasioni. Il primo verbale n. 39274/25 del 23 luglio 2025 aveva imposto all’impresa l’obbligo di rimuovere le strutture e ripristinare lo stato dei luoghi. Nonostante l’invito, l’impresa non aveva ottemperato, e il 28 gennaio 2026 il secondo verbale n. 39277/26 ha confermato la persistenza dell’occupazione, evidenziando la volontà di continuare a occupare lo spazio pubblico senza alcuna concessione.
I provvedimenti richiamano la normativa vigente: l’occupazione viola l’articolo 20 del Codice della Strada, che vieta la collocazione di strutture su aree pubbliche senza autorizzazione, e gli articoli 19 e 52 del Regolamento Canone Unico Patrimoniale, che definiscono abusive le occupazioni prive di titolo e stabiliscono l’obbligo di ripristino dei luoghi.
Le richieste dell’impresa per ottenere una concessione permanente erano già state respinte: a giugno 2025 la prima domanda era stata negata, preceduta dalla comunicazione dei motivi ostativi, e a ottobre 2025 una nuova istanza è stata nuovamente rigettata, sempre con motivazioni dettagliate secondo le norme vigenti.
Di fronte alla persistenza dell’illecito, il Dirigente responsabile del Comune ha emesso l’ordinanza n. 36 del 9 febbraio 2026, ordinando all’impresa la rimozione immediata, a proprie spese, di tavoli, sedie, ombrelloni e altri materiali abusivi, con il ripristino dello stato dei luoghi entro sette giorni dal ricevimento del provvedimento.
L’ordinanza avverte che, decorso inutilmente il termine, il Comune procederà d’ufficio alla rimozione delle opere abusive, addebitando le spese ai responsabili e applicando una sanzione amministrativa da 25 a 500 euro. La vicenda sarà inoltre segnalata agli uffici competenti per eventuali ulteriori provvedimenti, incluso il rischio di sospensione dell’attività in caso di recidiva.
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