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21.02.2026 - 13:35
VENEZIA - Il mercato del lavoro veneto sta cambiando volto: nel 2025 quasi un nuovo assunto su tre non è italiano. Le assunzioni previste di lavoratori stranieri hanno superato le 153.000 unità, pari al 29 per cento del totale, segnando un balzo del 134,8% rispetto al 2017. Una crescita che testimonia come la manodopera immigrata sia diventata una componente stabile e indispensabile per l’economia regionale.
I settori in cui la presenza di lavoratori stranieri è più rilevante comprendono agricoltura, costruzioni, logistica, ristorazione e turismo. In questi ambiti la manodopera straniera garantisce continuità operativa anche nei periodi di maggiore domanda, permettendo alle aziende venete di rispettare tempi e ritmi produttivi. In agricoltura, raccolte e lavorazioni stagionali dipendono in larga misura dalla loro disponibilità. Nel settore edile contribuiscono alla realizzazione di infrastrutture e abitazioni, mentre nella logistica e nei trasporti assicurano la distribuzione di merci e prodotti su tutto il territorio. Ristorazione e turismo, pilastri dell’economia veneta, beneficiano del loro impegno quotidiano, soprattutto durante l’alta stagione.
Oltre all’aspetto economico, il ruolo dei lavoratori stranieri è fondamentale anche sul piano sociale. Molti operano come assistenti familiari, badanti e collaboratori domestici, permettendo a numerose famiglie di conciliare lavoro e vita privata. L’assistenza agli anziani e alle persone fragili sarebbe significativamente più difficile senza questo contributo. In una regione che invecchia sempre più rapidamente, i lavoratori stranieri rappresentano quindi una risorsa indispensabile anche per il benessere collettivo. Sono queste le evidenze emerse nel report settimanale dell’Ufficio studi della CGIA.
Secondo la Fondazione Leone Moressa, i lavoratori dipendenti extracomunitari presenti in Veneto sono poco più di 263.000, con un’incidenza sul totale dei dipendenti pari al 15,1 per cento. Non si tratta di “specializzazioni etniche”: non esistono dati che colleghino caratteristiche culturali o identitarie a specifiche professioni. Ciò che emerge dalle analisi è una diversa distribuzione dei lavoratori nei vari settori, frutto di processi di adattamento e reti migratorie.
In Veneto, i lavoratori provenienti da Europa dell’Est sono molto presenti nell’assistenza familiare e nel lavoro domestico, Nord Africa edili, agricoltura e logistica, Asia meridionale (India, Pakistan, Bangladesh) agricoltura, allevamento, cantieristica navale, ristorazione e piccolo commercio. I cittadini cinesi risultano concentrati nel commercio, nella manifattura tessile e dell’abbigliamento e nella ristorazione, mentre i filippini operano soprattutto nei servizi domestici e alla persona. Queste dinamiche non riflettono predisposizioni culturali, ma sono il risultato di reti migratorie consolidate, domanda locale di lavoro, difficoltà linguistiche iniziali o mancato riconoscimento dei titoli di studio esteri. Anche le politiche di regolarizzazione settoriali hanno orientato gli inserimenti occupazionali.
A livello nazionale, l’incidenza più alta di neoassunti stranieri sul totale delle assunzioni si registra in Trentino-Alto Adige (31,5%), seguito da Emilia-Romagna (30,6%) e Lombardia (29,2%). Il Veneto si colloca al quarto posto con il 29,1 per cento. Tra le province venete, Verona guida la classifica con il 34,7 per cento, seguita da Rovigo (32,4%), Venezia (29,8%) e Treviso (28,9%). In termini assoluti, Verona conta 42.000 assunzioni di lavoratori stranieri, seguita da Venezia con 33.480 e Padova con 24.150.
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