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CRONACA

Frode dei bonus edilizi: due condanne

Due imprenditori accusati di truffa per crediti fiscali inesistenti

Frode dei bonus edilizi: due condanne

CHIOGGIA - Per anni lo schema fraudolento non era cambiato: venivano presentate dichiarazioni fasulle che attestavano lavori di restauro o rifacimento delle facciate mai eseguiti, intestati a persone ignare di quelle pratiche. Anche il fine era identico: ottenere crediti fiscali dallo Stato, rivenderli e incassare denaro truffando l’erario. Nel mare di domande accumulate durante il periodo Covid e con gli incentivi successivi pensati per rilanciare l’edilizia, quelle pratiche non avevano alcun riscontro reale. Per questo due imprenditori di Chioggia sono stati condannati a due anni di reclusione, pena sospesa, con rito abbreviato. L’accusa: indebita percezione di erogazioni pubbliche, come previsto dall’articolo 316 ter del codice penale.

La vicenda si intreccia con quella del ragioniere padovano, con studio a Treviso, già coinvolto nella maxi indagine che ha portato al sequestro di 76,9 milioni di euro in crediti fiscali e somme ritenute indebitamente ottenute, oltre all’iscrizione nel registro degli indagati di diciannove persone in tutto il Veneto. Il ragioniere è un nome noto nelle aule giudiziarie per precedenti inchieste su presunti raggiri legati ai bonus edilizi. Per questo procedimento, la giudice ha disposto per lui il rinvio a giudizio.

In entrambi i casi esaminati dal tribunale, il meccanismo era lo stesso: i crediti d’imposta venivano ceduti a Poste Italiane, che finiva per acquistare crediti inesistenti per centinaia di migliaia di euro. Nel primo procedimento, l’imprenditore avrebbe ottenuto 891 mila euro di crediti d’imposta basati su operazioni mai avvenute, apparentemente ceduti da 10 persone fisiche tramite false dichiarazioni. In concorso con il ragioniere avrebbe poi indotto in errore Poste Italiane, che aveva pagato 380 mila euro per quei crediti.

Nel secondo caso, l’imprenditore avrebbe maturato crediti per 900 mila euro, di cui 443 mila acquistati da Poste Italiane, sempre sulla base di documentazione ritenuta falsa.

M.Bio.

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