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veneto
07.03.2026 - 16:54
Nel pieno delle tensioni energetiche legate alla guerra in Iran e alla crisi in Medio Oriente, arriva un intervento dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) per contenere l’impatto dei possibili aumenti sulle bollette del gas. L’Authority ha annunciato una misura definita «eccezionale»: la riduzione del 15% di una componente tariffaria del trasporto del gas, con l’obiettivo di attenuare gli effetti della volatilità dei mercati internazionali sui consumatori.
Il taglio riguarda la componente CRVI, la voce della bolletta del gas destinata a coprire i costi dei progetti per la riduzione dei consumi di gas. L’Autorità ha deciso di ridurla del 15%, spiegando in una nota che l’obiettivo è «mitigare l’impatto della volatilità dei mercati internazionali sulla spesa energetica finale dei clienti», soprattutto in vista della prossima stagione fredda.
La misura è contenuta nella delibera 62/2026/R/gas, approvata dal Collegio dell’Arera nell’ambito della nuova Unità di Vigilanza Energetica. Il provvedimento entrerà in vigore dal 1° ottobre 2026 al 30 settembre 2027.
Nel dettaglio, il valore della componente CRVI scende da 0,721 a 0,613 centesimi di euro per metro cubo. Per compensare la riduzione senza trasferire nuovi costi sulle utenze, Arera utilizzerà una parte del saldo netto del conto oneri di interrompibilità relativo alla competenza 2024-2025.
La misura interesserà sia i clienti domestici sia quelli non domestici.
Parallelamente al taglio tariffario, Arera ha attivato un sistema permanente di sorveglianza sui mercati energetici. La nuova Unità di Vigilanza Energetica, istituita proprio in risposta alle tensioni geopolitiche nel Golfo, seguirà in tempo reale l’andamento dei prezzi all’ingrosso e al dettaglio di gas ed elettricità.
Il compito dell’unità sarà anche quello di stimare l’impatto delle oscillazioni dei mercati sui clienti finali e trasmettere aggiornamenti a Governo, Parlamento e istituzioni europee. Sul sito dell’Authority verranno pubblicati aggiornamenti quotidiani e indicatori di riferimento.
A rendere il quadro ancora più incerto è l’avvertimento arrivato dal ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, che in un’intervista al Financial Times ha ipotizzato uno scenario estremo: se i Paesi del Golfo dovessero interrompere le esportazioni, il prezzo del petrolio potrebbe arrivare a 150 dollari al barile, con pesanti conseguenze sull’economia globale.
L’ipotesi non è puramente teorica. Il Qatar, secondo produttore mondiale di gas naturale liquefatto (Gnl), ha dichiarato lo stato di forza maggiore dopo che un drone iraniano ha danneggiato l’impianto di Ras Laffan, il più grande del Paese.
Secondo al-Kaabi, anche nel caso di un cessate il fuoco immediato, potrebbero servire settimane o mesi prima che le forniture energetiche tornino alla normalità.
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