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11.03.2026 - 16:03
VENEZIA - Le tensioni in Medio Oriente e le criticità nello stretto di Hormuz iniziano a far sentire i loro effetti anche sull’economia veneziana, con ripercussioni immediate sui costi dei carburanti, sulla logistica portuale e sui prezzi delle materie prime. A lanciare l’allarme sono le principali associazioni di categoria, che parlano di rischi concreti per la competitività delle imprese e per la tenuta di interi settori produttivi.
Tra i primi ambiti colpiti c’è il sistema portuale veneziano. «La forte limitazione dei traffici sta già costringendo molte compagnie marittime a modificare le rotte commerciali: le navi sono obbligate a circumnavigare l’Africa, allungando i tempi di viaggio anche di due settimane e aumentando i costi di trasporto», spiega Mirco Viotto, vicepresidente di Confindustria Veneto Est.
Per uno scalo come Venezia, che nel 2025 ha movimentato quasi 25,3 milioni di tonnellate di merci, salite a 26 milioni considerando anche Chioggia, queste dinamiche si traducono in ritardi nelle catene di approvvigionamento, aumento dei noli e maggiore incertezza per le imprese manifatturiere. I cambiamenti delle rotte marittime, secondo Viotto, rischiano inoltre di incidere sui flussi commerciali verso i Paesi del Medio Oriente, che nei primi nove mesi del 2025 hanno raggiunto i 3,7 miliardi di euro, in crescita dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre nel 2024 si erano attestati a 5,2 miliardi di euro. «Il rischio è duplice: da un lato un rallentamento dei flussi commerciali e dall’altro un incremento dei costi logistici che pesa sulla competitività delle nostre aziende», evidenzia.
Nel frattempo l’aumento del prezzo del gasolio, salito oltre i 2 euro al litro, sta mettendo in difficoltà il settore dell’autotrasporto, che nell’area metropolitana di Venezia conta 1.729 imprese e quasi 3mila addetti. «Con il prezzo del gasolio lievitato oltre i 2 euro, i costi di esercizio di un automezzo superano di gran lunga i ricavi, con la conseguenza che gli autisti saranno costretti a spegnere i motori per non lavorare in perdita», segnala Confartigianato Imprese metropolitana.
Il carburante rappresenta infatti una delle principali voci di spesa per il comparto. «Mediamente, in condizioni normali, incide tra il 25% e il 35% – spiega Nazzareno Ortoncelli, presidente della federazione trasporti di Confartigianato Imprese metropolitana – quindi basta un aumento di pochi centesimi al litro per generare migliaia di euro di spesa in più all’anno per ogni mezzo pesante». Una dinamica che rischia di innescare una reazione a catena lungo l’intera filiera logistica, con possibili ripercussioni anche sui prezzi dei beni di consumo.
Confartigianato sottolinea inoltre come «la rapidità e l’entità di alcuni rincari facciano emergere il sospetto che non si tratti soltanto di dinamiche legate al costo del petrolio o alle crisi geopolitiche, ipotizzando che in alcuni casi possano verificarsi fenomeni di speculazione da parte delle compagnie petrolifere».
Preoccupazione anche nel settore delle costruzioni. Ance Veneto, l’associazione dei costruttori edili, ha raccolto segnalazioni di imprese alle prese con aumenti repentini anche del 20%, in particolare per gas e carburanti. «Il rischio – spiega il presidente Alessandro Gerotto – è che i lavori come minimo rallentino e che i riflessi arrivino nelle tasche dei privati».
Le prime previsioni per il primo semestre del 2026 delineano già «un quadro di progressivo indebolimento del settore, soprattutto per la fine del Pnrr», ma ora le stime dovranno essere aggiornate anche alla luce degli effetti del conflitto in Medio Oriente. «Senza un intervento urgente – avverte Gerotto – le imprese saranno costrette a sopportare da sole gli effetti della guerra, con pesanti conseguenze anche sull’occupazione».
Tra le proposte avanzate da Ance c’è l’adozione di uno strumento simile a quello introdotto durante la guerra in Ucraina, che consentiva di sterilizzare l’aumento del gettito fiscale derivante dall’incremento dei prezzi, estendendolo a tutte le materie prime colpite dagli effetti della crisi internazionale.
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