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14.03.2026 - 15:12
VENEZIA - A quindici giorni dall’inizio del conflitto in Iran, i mercati delle materie prime mostrano una tenuta sorprendentemente solida, senza impennate generalizzate dei prezzi come quelle che seguirono l’invasione russa dell’Ucraina quattro anni fa. Tuttavia, per le famiglie venete si profila un incremento delle bollette energetiche stimato in oltre 751 milioni di euro su base annua, con effetti più marcati nelle province di Padova e Verona.
L’analisi delle quotazioni delle principali commodities evidenzia un quadro stabile, con alcune materie prime che hanno registrato addirittura lievi riduzioni: il nickel è sceso del 2,2 per cento, il rame del 2,3, lo zinco del 2,7, il piombo del 2,9 e lo stagno del 7,8. Segnali che indicano come le catene di approvvigionamento globali stiano reagendo con resilienza all’incertezza internazionale.
Solo petrolio e gas mostrano forti tensioni: il prezzo del petrolio è salito del 42 per cento e quello del gas del 59,4, incrementi superiori a quelli registrati dopo l’invasione russa in Ucraina, riflettendo la particolare sensibilità del comparto energetico agli squilibri geopolitici.
Il confronto con il febbraio 2022 evidenzia differenze sostanziali: allora i mercati subirono rialzi eccezionali, con il nickel in crescita del 93,8 per cento e il gas del 48, mentre il frumento e il granoturco registrarono aumenti rispettivamente del 29,2 e 30,3 per cento.
L’impatto della crisi iraniana, invece, appare finora circoscritto, anche se la durata del conflitto e un’eventuale intensificazione potrebbero modificare rapidamente lo scenario.
Il caro carburante, già avvertito in queste due settimane, si riflette direttamente sui bilanci delle famiglie e delle imprese. Nomisma Energia stima un aumento medio annuo di 350 euro per famiglia, che l’Ufficio studi della CGIA traduce in un rincaro complessivo di 751,8 milioni per le 2,1 milioni di famiglie venete.
I rincari più consistenti riguardano Padova con 143,7 milioni, seguita da Verona con 143 milioni, Venezia con 134,1, Treviso con 131,3 e Vicenza con 130,4. Tra i carburanti, l’impatto è immediato: la benzina è aumentata dell’8,7 per cento e il diesel del 18,2.
L’incremento pesa soprattutto su chi utilizza quotidianamente veicoli per lavoro, dagli autotrasportatori ai taxisti, dai bus operator ai pescatori e agli agricoltori, aumentando i costi di gestione e incidendo sulla competitività dei settori produttivi.
Per contenere gli effetti dei rincari su bollette e carburanti, gli esperti indicano alcune strategie: nel breve periodo, interventi fiscali mirati come la riduzione temporanea di accise e Iva e la diminuzione degli oneri di sistema sulle bollette di luce e gas possono dare sollievo immediato a famiglie e imprese.
Nel medio periodo diventa fondamentale diversificare le fonti energetiche, rafforzare le scorte strategiche e investire in energie rinnovabili, stoccaggio e infrastrutture di rete, così da stabilizzare i costi e rendere più trasparente la formazione dei prezzi.
Nonostante il contesto geopolitico incerto, il dato incoraggiante è che, al momento, l’impatto del conflitto in Iran si concentra principalmente sul comparto energetico, senza provocare rincari generalizzati delle materie prime, offrendo al sistema produttivo europeo un margine di respiro rispetto agli shock vissuti nel 2022.
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