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La STORIA
19.03.2026 - 12:14
Decisiva l’assenza di ricambio generazionale e i profondi cambiamenti della città
CHIOGGIA - Chioggia si prepara a dire addio a un altro pezzo della sua storia artigiana. A fine maggio, infatti, abbasserà definitivamente le serrande la storica coltelleria con laboratorio di affilatura di Denis Melato, in rione San Giacomo, attività giunta alla quarta generazione ma destinata a chiudere per la mancanza di un ricambio generazionale.
“Io sono l’ultimo arrotino di Chioggia, dopo di me non ci sarà più nessuno a fare questo servizio” -, racconta con amarezza Melato, 71 anni, che da oltre mezzo secolo porta avanti un mestiere tramandato in famiglia. Nel suo negozio ha venduto coltelli, forbici, tosatrici per capelli e altri articoli da taglio, affiancando la vendita al servizio di affilatura artigianale.
La storia dell’attività affonda le radici nel passato. “Il mestiere lo ha cominciato mio nonno e lo ha trasmesso ai figli: a mio zio, che è andato a lavorare Adria, e a mio padre che, tornato dalla guerra, ha deciso di aprire un negozio nuovo a Chioggia”. Denis Melato rappresenta la quarta generazione di questa tradizione. “Finita la scuola media ho iniziato subito a lavorare - ricorda -. Poi sono andato a fare il servizio militare e quando sono tornato ho ripreso in mano il mestiere” . Il padre nel frattempo aveva acquistato un camioncino per girare i paesi offrendo il servizio di affilatura, mentre lui è rimasto stabilmente in negozio.
Il problema però, spiega Melato, è stato riuscire a trovare qualcuno disposto a imparare il lavoro.
“Non sono mai riuscito a trovare un ragazzo che volesse imparare. Tempo fa ce n’era stato uno aveva iniziato a lavorare in negozio con me ma facendo anche il cameriere non aveva molto tempo e infatti un giorno ha definitivamente dovuto smettere”.
Così, arrivato prossimo alla pensione, la decisione di chiudere è diventata inevitabile. Melato rivendica anche il valore del lavoro artigianale svolto ancora con metodi tradizionali: “Io lavoro con la mola classica - sotttolinea - quella che utilizza cinque litri d’acqua al minuto, come si faceva una volta, e con la pietra”. Un metodo ormai raro, in un mercato che nel tempo è cambiato radicalmente. “Adesso con Amazon si compra tutto. Non serve più affilare, basta comprare nuovo. Ma così si perde un servizio e si crea anche uno spreco. Solo i professionisti, cuochi, macellai, continuano ad affilare le lame. Ma le persone comuni no. Fanno prima a comprarne uno nuovo”.
La sua chiusura si inserisce in un quadro più ampio di trasformazioni del tessuto commerciale cittadino. “Vicino al mio negozio c’era un signore che faceva cornici, ha chiuso anche lui. C’era un fabbro che faceva tantissime cose, anche lui ha chiuso”. Oggi, tra gli artigiani, sottolinea, resta solo “un calzolaio a Sottomarina che per fortuna è giovane e continuerà, mentre a Chioggia attività storiche di questo tipo stanno scomparendo”. Per il locale che lascerà libero c’è già stato qualche interessamento. “Qualcuno ha chiesto informazioni si, ma per fare un bacaro, l’ennsimo locale quindi” - , racconta, segno di una città che secondo lui sta mutando profondamente. “La città è cambiata: ci sono solo bar e bed and breakfast. Di negozi ve ne sono pochissimi, di artigiani ancora meno”.
Nonostante la chiusura del negozio, Melato non intende abbandonare del tutto il suo mestiere. “Ora spero di riuscire a portare a casa il mio banco di lavoro, se trovo qualcuno che mi aiuta a smontarlo e portarlo a casa, e continuerò ad affilare a casa per amici e attività, ma a tempo perso”.
Pur vivendo da tempo a Porto Viro il legame con Chioggia però resta fortissimo. “Ogni volta che finisco di lavorare amo passeggiare per la mia città. Io sono innamorato di Chioggia”, dice. E non nasconde il dispiacere: “Mi dispiace perché sono 56 anni che sono qui. Avrei voluto vedere qualcuno con la voglia di portare avanti l’attività, ma ormai nessuno vuole fare questi mestieri”.
Anche la clientela, nel tempo, è cambiata. “Una volta coloro che, ad esempio, allevavano maiali venivano ad affilare i coltelli quando era la stagione dei salami. Ma i figli non portano avanti le attività di famiglia, fanno prima a comprarli al supermercato. Dispiace, perchè staimo perdendo un patrimonio artigianale che sarà impossibile da recuperare”.
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