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20.03.2026 - 15:47
VENEZIA - Un anno dopo l’avvio del progetto “Mappatura ambientale ed eco-fisiologica del granchio blu nelle acque interne e marittime del Veneto (Blue Crab Action Plan)”, la Regione del Veneto ha fatto il punto sui risultati intermedi di un programma strategico nato per fronteggiare una delle emergenze ambientali, economiche e sociali più significative degli ultimi anni. La conferenza stampa si è svolta a Rovigo, con la partecipazione dell’assessore regionale alla pesca Dario Bond, del commissario straordinario nazionale per il granchio blu Enrico Caterino, del direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner, della dottoressa Franca Baldessin di Arpav, oltre a docenti e ricercatori delle università di Padova e Ca’ Foscari Venezia coinvolte nel progetto. Presenti anche i rappresentanti della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, il consigliere regionale Cristiano Corazzari, il presidente della Provincia di Rovigo Enrico Ferrarese, tecnici di Arpav, sindaci dei Comuni costieri e lagunari, nonché organizzazioni professionali della pesca e acquacoltura, cooperative e consorzi.
Il Blue Crab Action Plan, della durata complessiva di 30 mesi, nasce come collaborazione strutturata tra Regione del Veneto, Arpav, Veneto Agricoltura e le università di Padova e Ca’ Foscari Venezia. L’obiettivo dichiarato è fornire strumenti concreti, scientificamente fondati e operativi per il contenimento a medio-lungo termine del Callinectes sapidus, specie aliena invasiva che, a partire dal 2023, ha compromesso le attività di pesca e acquacoltura, con un impatto particolare sulla molluschicoltura lungo tutta la costa veneta e adriatica.
Le attività del progetto, approvato dalla Giunta veneta nel novembre 2024, comprendono il monitoraggio della specie nelle acque interne, marittime e lungo la fascia costiera del Veneto, lo sviluppo di modelli predittivi per comprendere le dinamiche di popolazione e i fattori limitanti, e la produzione di linee guida con azioni di mitigazione e buone pratiche da condividere con pescatori e acquacoltori, al fine di contenere gli impatti socio-economici del granchio blu. Il progetto dispone di un budget complessivo di 1.541.000 euro, di cui 750.000 stanziati dalla Regione e 791.000 da enti regionali e istituti di ricerca partecipanti.
“Il granchio blu non è più un’emergenza episodica, ma una trasformazione strutturale degli ecosistemi lagunari dovuta all’innalzamento delle temperature delle acque – ha dichiarato l’assessore Bond –. Per questo abbiamo adottato un approccio scientifico integrato che combina monitoraggio, modellistica, ricerca fisiologica e strumenti operativi per il settore. I dati presentati oggi costituiscono una base senza precedenti per guidare le decisioni future. La presenza del granchio blu non è più episodica, ma sistemica, e può rappresentare anche un’opportunità commerciale nei mercati asiatici, americani ed europei”.
Nel periodo di monitoraggio tra giugno e novembre 2025 sono stati campionati complessivamente 62.468 chili di granchio blu lungo 150 km di costa, valli e lagune. La specie si è diffusa capillarmente in tutte le principali aree costiere e lagunari, con densità maggiori nel Delta del Po e nella laguna nord di Venezia. La distribuzione dettagliata ha registrato 189 kg nella laguna di Caorle, 1.070 chilinella laguna di Venezia (Nord, Centro, Sud), 22.310 chili nel Delta del Po Nord e 38.899 chili nel Delta del Po Sud. “I numeri parlano chiaro: siamo di fronte a una specie ormai stabilmente insediata, con densità elevate nelle aree più produttive per la pesca – ha sottolineato Bond –. Questo impone una strategia permanente di gestione e non interventi emergenziali”.
L’analisi comparativa degli attrezzi da pesca ha evidenziato una diversa efficacia: le nasse risultano più performanti nel Delta del Po, mentre i cogolli nella Laguna di Venezia, fornendo una base scientifica per protocolli condivisi di pesca selettiva. Gli studi condotti presso la Stazione di Idrobiologia di Chioggia hanno confermato l’eccezionale adattabilità della specie, che tollera temperature tra 10°C e oltre 30°C e variazioni di salinità fino a 33 g/l, con capacità di resistere anche a condizioni estreme tramite variazioni di metabolismo e battito cardiaco. La plasticità fenotipica rappresenta un elemento chiave della sua invasività.
Il monitoraggio ha evidenziato una predominanza maschile nella maggior parte delle lagune, con presenze femminili concentrate in picchi stagionali (Burano a giugno, Chioggia a novembre), legati ai cicli riproduttivi. Nelle valli da pesca il rapporto maschi/femmine è di circa 3:1, confermando una maggiore mobilità dei maschi verso aree con apporti di acqua dolce. La predazione naturale da parte di specie come branzini, orate, pesci serra, corvine e palombi, e soprattutto della tartaruga marina Caretta caretta, che nel 2025 ha incluso il granchio blu nella dieta in un caso su tre, apre scenari innovativi per il controllo ecosistemico della specie.
Anche sistemi acquatici confinati come le valli da pesca non sono esenti: in valle Ca’ Pisani (Delta del Po) sono stati rilevati fino a 130 individui per campionamento, mentre in valle Pierimpiè (Laguna di Venezia) la presenza è costante ma più contenuta, influenzata dai gradienti salini e dalle dinamiche idrauliche.
Per affrontare l’emergenza, nel primo anno del progetto sono stati convocati 18 incontri del Tavolo tecnico con pescatori e cooperative di Chioggia, Burano, Rosolina, Scardovari, Pila e Caorle, e avviata un’analisi economica sui costi della crisi e le opportunità di mercato. “Abbiamo finalmente dati, strumenti e una rete istituzionale e scientifica che lavorano insieme – ha concluso Bond –. La sfida ora è trasformare queste conoscenze in azioni strutturali, capaci di difendere il reddito dei pescatori e l’equilibrio dei nostri ecosistemi”.
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