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veneto
20.03.2026 - 16:07
Foto d'archivio
VENEZIA - Un pensionato di Mestre ha visto annullata una multa da 350 euro dopo essere stato sanzionato dalla Polizia Municipale di Venezia nel 2020, per un episodio risalente al luglio 2018, quando era stato sorpreso mentre faceva scendere dalla propria auto una donna identificata dagli agenti come una prostituta cinese già nota alle forze dell’ordine. La sanzione era stata emessa sulla base dell’articolo 49 octies del Regolamento di Polizia Urbana, che vieta contatti e contrattazioni di prestazioni sessuali su suolo pubblico con soggetti che, per abbigliamento, atteggiamento o comportamento, manifestino l’intenzione di esercitare attività di prostituzione.
Il pensionato, nato nel 1949, ha presentato ricorso sostenendo di aver semplicemente offerto un passaggio alla donna, senza essere a conoscenza della sua attività. In fase difensiva, l’uomo ha inoltre contestato la legittimità della norma comunale, sostenendo che la materia attenga esclusivamente all’ordine pubblico e alla sicurezza, competenze riservate allo Stato.
Nel ricorso, gli avvocati hanno richiamato anche la giurisprudenza costituzionale, in particolare la sentenza 115/2011 della Corte Costituzionale, che limita i poteri dei sindaci in materia di sicurezza ai soli casi contingibili e urgenti, mediante provvedimenti temporanei e provvisori.
Il Giudice di Pace di Venezia ha accolto il ricorso, stabilendo che il regolamento comunale non può disciplinare in modo stabile una materia che rientra nella sicurezza pubblica, poiché l’intervento non aveva carattere emergenziale. La multa da 350 euro è quindi stata annullata e l’applicazione della norma nel caso specifico giudicata illegittima. La decisione potrebbe costituire un precedente utile per casi analoghi in altre città.
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