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DAL CENTRO
20.03.2026 - 14:42
In attesa anche il pianterreno, che ospiterà bar, la bottega artistica e la cappella restaurata
CHIOGGIA – Slitta la riapertura di palazzo Granaio a Chioggia. I lavori entrano finalmente nella fase conclusiva, ma l’attesa per rivedere aperto uno degli edifici più simbolici della città dovrà prolungarsi ancora un po’.
L’amministrazione comunale sperava di inaugurarlo entro la primavera, trasformandolo già dall’estate in uno spazio dedicato a mostre ed eventi culturali. Un obiettivo che, come conferma il sindaco Mauro Armelao, non sarà possibile rispettare. “Non si tratta di un semplice ritardo – spiega il primo cittadino – ma della naturale conseguenza delle condizioni di un edificio che ha quasi sette secoli di storia. Ogni intervento, soprattutto quelli legati alla sicurezza antisismica, porta con sé imprevisti che emergono solo lavorando sulla struttura”.
Secondo i tecnici, l’inserimento dei nuovi elementi metallici di rinforzo ha richiesto tempi più lunghi del previsto, anche a causa di assestamenti inattesi dell’antica ossatura in pietra, legno e laterizio. “Ora però – assicura Armelao – siamo davvero alle battute finali: mancano gli ultimi adeguamenti degli accessi e la posa definitiva del pavimento”.
Il nodo principale risale a tre anni fa, quando il pavimento del piano superiore aveva mostrato una crepa dovuta al movimento delle travi sottostanti, nonostante fossero già state consolidate. Un problema che costrinse il Comune a rinviare l’inaugurazione prevista per quell’estate. Oggi la superficie è stata completamente ripristinata, ma gli interventi extra hanno rallentato la tabella di marcia e costretto a posticipare la riqualificazione del pianterreno, dove si trovano due bar e la bottega di un artista.
Tra i lavori ancora da affrontare c’è anche il recupero della piccola cappella consacrata nel 1525 dal vescovo Bernardino Venier, ormai in rovina dagli anni Novanta. L’edificio sacro custodiva un crocefisso e un dipinto antico, quest’ultimo già restaurato. La ricostruzione sarà possibile grazie a rare fotografie a colori conservate in vecchie guide turistiche.
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