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veneto
21.03.2026 - 15:10
MESTRE - Nonostante le recenti misure del Governo per contenere l’impennata dei prezzi dei carburanti, il caro diesel continua a rappresentare un grave problema per molte categorie di lavoratori autonomi e piccole imprese. Lo segnala la CGIA di Mestre, che pur apprezzando la riduzione delle accise di 20 centesimi al litro e la possibilità di un credito di imposta per alcuni mezzi pesanti nei mesi di marzo, aprile e maggio, sottolinea come la situazione resti critica.
Dall’inizio del 2026, il prezzo del diesel è aumentato del 20,9%, pari a 34 centesimi in più al litro. Per fare il pieno a un autocarro con massa inferiore alle 7,5 tonnellate, il rincaro rispetto al 31 dicembre scorso equivale a circa 172 euro in più, con un aggravio annuo stimato in 12.350 euro per ciascun mezzo. Una dinamica che colpisce in particolare autotrasportatori, ma anche taxisti, Ncc, bus turistici e agenti di commercio, categorie che percorrono centinaia di migliaia di chilometri l’anno, spesso senza margini di flessibilità tariffaria.
L’aumento dei costi riguarda anche la ricarica elettrica per mezzi full electric, cresciuta del 43% negli ultimi venti giorni, passando da 70 a circa 100 euro. “Per queste attività, il gasolio incide mediamente per il 30% sui costi operativi – osserva la CGIA –. La volatilità dei prezzi energetici, unita alla rigidità dei margini, espone le imprese a rischi di sostenibilità economica”.
Secondo l’Ufficio studi della CGIA, in Italia circa l’80% delle merci viene trasportato su gomma, rendendo il settore dell’autotrasporto fondamentale per la continuità dell’economia reale. Il costo del carburante rappresenta una delle principali variabili critiche, difficilmente comprimibile senza interventi strutturali e coordinati tra prezzi internazionali e tassazione nazionale.
I dati territoriali confermano la portata del fenomeno: in Veneto sono almeno 29.105 le attività più esposte, di cui 20.792 agenti di commercio, 6.753 autotrasportatori, 1.368 tra taxisti e Ncc e 192 bus operator. Tra le province, svetta Padova con 6.928 attività, seguita da Verona, Treviso, Vicenza e Venezia; meno colpite risultano Rovigo e Belluno. La distribuzione regionale evidenzia come il comparto sia concentrato lungo la dorsale adriatica, con l’Emilia Romagna al primo posto (7,17%), seguita dalle Marche (7,15%) e dal Veneto (7,03%). A livello provinciale, Padova guida la classifica con l’8,29%, mentre Belluno registra il valore più basso (5,49%).
La CGIA sottolinea che le misure nazionali, seppur utili, non bastano: serve un intervento strutturale a livello europeo per consentire ai singoli Paesi di ridurre in modo stabile le tasse sui prodotti energetici senza compromettere i conti pubblici. Solo così sarà possibile alleviare l’impatto del caro carburante su chi lavora quotidianamente su strada, garantendo la sostenibilità economica di imprese e servizi essenziali per l’intera filiera logistica.
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