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Urne chiuse per il referendum sulla giustizia: i primi exit poll confermano un esito in bilico

Affluenza stimata in crescita rispetto a ieri, mobilitati milioni di italiani anche all’estero

Urne chiuse per il referendum sulla giustizia:  i primi exit poll confermano un esito in bilico

VENEZIA - Si chiude una giornata di attesa e tensione per il referendum sulla giustizia, un appuntamento che alla luce dei dati sull’affluenza, si è rivelato capace di mobilitare gli italiani. Con le urne appena chiuse e lo spoglio iniziato, i primi exit poll di Rai-Opinio e Swg mostrano un esito molto incerto, con il No in leggero vantaggio. La forchetta stimata è 49-53 per il No, 47-51 per il Sì, confermando un testa a testa che terrà l’opinione pubblica con il fiato sospeso fino alla chiusura definitiva dello scrutinio.

Ieri, alle 23, l’affluenza si è fermata al 46,07%, mentre gli analisti stimano che oggi, con il secondo giorno di votazioni, sia cresciuta di almeno 10 punti. Lo spoglio comprende anche le circoscrizioni estere, che contano circa 5 milioni di elettori, e dovrebbe concludersi entro la prima serata, fornendo un quadro definitivo di un referendum che non prevede quorum: basta un voto in più per aggiudicarselo.

Il confronto con le consultazioni passate evidenzia come il coinvolgimento degli elettori sia significativo. Sei anni fa, sul referendum per il taglio del numero dei parlamentari, alla stessa ora aveva votato il 39,4% degli aventi diritto, mentre il giorno successivo si arrivò al 51,12%. Nel referendum costituzionale del 2016 voluto da Matteo Renzi, invece, la partecipazione fu del 65,5% e vinse il No. Ancora più indietro, nel 2006, la consultazione sul titolo V, promossa dai governi Berlusconi, Bossi e Fini, vide una partecipazione del 53,8% e il progetto di riforma fu bocciato con il 61,29%.

Un’analisi preliminare del Centro Italiano Studi Elettorali (Cise) della Luiss, condotta su circa 40mila sezioni, suggerisce una maggiore mobilitazione degli elettori riconducibili al fronte del No rispetto a quelli del . L’equilibrio tra i due fronti emerge soprattutto nelle grandi città, dove però in casi come Torino, Firenze, Bari, Palermo e lievemente Roma, il No risulta più attivo. Al di fuori dei centri metropolitani, invece, la partecipazione maggiore resta al No, accompagnata da una significativa rimobilitazione degli astenuti, elemento che contribuisce a mantenere incerto l’esito.

Si tratta comunque di indicazioni basate su dati parziali e modelli statistici sulla sola partecipazione. Saranno l’affluenza definitiva e lo scrutinio completo a determinare il risultato effettivo di un referendum confermativo che tiene l’Italia con il fiato sospeso.

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