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Granchio blu, le imprese italiane “Non è cibo per gatti”

Una lettera aperta contro una narrazione fuorviante e penalizzante

Granchio blu, le imprese italiane “Non è cibo per gatti”

VENEZIA - Un grido di allarme arriva dal mondo della pesca e della trasformazione alimentare: il granchio blu, specie aliena che negli ultimi anni ha colonizzato lagune e specchi d’acqua del Veneto, rischia di essere percepito come scarto o prodotto per animali, quando per le imprese locali rappresenta una risorsa gastronomica ed economica concreta. Lo affermano con forza Granchio Blu Delta, Artusi Pastificio Italiano, Eccellenze Venete, Associazione Cultura & Cucina, Festival della Cucina Veneta e Festival della Cucina Sostenibile in una lettera aperta indirizzata al Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, al Commissario Straordinario per il Granchio Blu Enrico Caterino, e alle massime istituzioni regionali venete.

«Apprendiamo con profondo rammarico dai recenti comunicati e dichiarazioni istituzionali», scrivono le imprese, «di un paventato utilizzo non alimentare del granchio blu in Veneto e in Italia, e riteniamo doveroso esprimere la nostra posizione». Da anni queste aziende lavorano autonomamente, senza aiuti pubblici, per valorizzare il granchio blu come prodotto gastronomico e commerciale, investendo risorse economiche, tempo e credibilità. Il frutto di questo impegno è arrivato sulle tavole di ristoranti e mercati internazionali, ma oggi rischia di essere vanificato da una comunicazione istituzionale che lo presenta come problema e non come opportunità.

Secondo le imprese, la specie potrebbe avere un importante risvolto commerciale nel settore Ho.re.ca. e nella grande distribuzione organizzata italiana e straniera, se non fosse stata condotta negli ultimi anni una campagna comunicativa denigratoria. «Ancor oggi», denunciano, «si persevera nel proporne l’utilizzo come pet food o fertilizzante. Questo genera confusione nel consumatore e trasforma una materia prima alimentare in un prodotto percepito come di scarso valore commerciale, rendendolo praticamente invendibile».

Gli imprenditori sottolineano che il granchio blu è una vera eccellenza gastronomica, citando le moeche e il riconoscimento ottenuto dalla cucina italiana il 10 dicembre 2025 con l’iscrizione nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. «L’utilizzo del granchio blu in cucina», spiegano, «è un esempio di sostenibilità economica e una best practice anti-spreco del cibo». Da qui la richiesta a istituzioni e consorzi di adottare una strategia chiara e una comunicazione corretta, in grado di trasformare il prodotto in risorsa alimentare e opportunità economica per il territorio e per la filiera ittica.

«Se non vi fosse una reale volontà di sviluppare una filiera alimentare italiana», avvertono, «chiediamo alle istituzioni di fare chiarezza per non danneggiare ulteriormente le nostre imprese». Senza linee guida certe, gli investimenti delle aziende rischiano di essere vanificati, mettendo a rischio posti di lavoro, turismo e sviluppo economico nei territori costieri e lagunari.

Le imprese rivolgono inoltre un appello a trasformare il problema ambientale in opportunità: monitorano la diffusione della specie aliena e ricordano che, come accaduto con il pesce siluro o il gambero della Louisiana, la proliferazione di specie non native può modificare profondamente gli equilibri di fauna e flora acquatica. «Gli esperti a livello mondiale concordano», spiegano, «che l’unico modo concreto per contrastarne la proliferazione è la cattura e il consumo umano». In quest’ottica, la valorizzazione culinaria diventa la strategia più efficace, anche attraverso pratiche come pescaturismo e ittiturismo.

Paolo Caratossidis di Granchio Blu Network sintetizza così la situazione: «La narrazione che il granchio blu sia per food, fertilizzante o biodigestore penalizza il prodotto rispetto a un utilizzo alimentare. Ci sono imprese che lo lavorano, lo esportano a 150 euro al chilo, ma le ricadute sul territorio sono nulle. Granchi Blu Delta, una piccola realtà, lo pesca, lo cucina e lo propone gastronomicamente. Dopo tre anni di impegno, le aziende vengono escluse dalla concentrazione e il prodotto viene denigrato quotidianamente».

Caratossidis evidenzia anche la dimensione economica e gastronomica: «La moeca è un prodotto pregiato, lavorato vale oro. In Grecia è già valorizzato come Hellenic crab e noi lo importiamo. È ora di considerare il granchio blu un prodotto importante a livello di tonnellaggio e di creare ricadute sul territorio».

Le imprese ribadiscono infine la loro disponibilità al dialogo con istituzioni e filiera, affinché un problema ambientale si trasformi in una reale opportunità economica: «Rimaniamo a completa e totale disposizione delle istituzioni, nelle quali riponiamo grande fiducia».

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