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Cavarzere

San Giuseppe attraverso storia, arte e tradizioni

Il borgo in una lezione di Fanny Quagliato

San Giuseppe attraverso storia, arte e tradizioni

CAVARZERE - Una lezione appassionante quella tenutasi all’Università Popolare di Cavarzere nei giorni scorsi, guidata da Fanny Quagliato, affiancata da Duillio Avezzù, che ha ricostruito la storia delle chiese e della vita del borgo di San Giuseppe, tra casoni, sagre, leggende e figure culturali straordinarie.

Quagliato ha raccontato con precisione e calore la vita quotidiana nel borgo, mettendo in luce il legame profondo tra i residenti e la loro terra. San Giuseppe, borgo stretto tra Adige e Gorzone, custodisce antiche tradizioni. La sagra del paese, celebrata con processioni, musica e momenti religiosi sulle scarpate del Gorzone, univa la comunità attorno alla fede e alla convivialità.

I caffè storici, come quello di Emilia Belloni e Leo Belloni, erano centri di socialità, mentre la vita agricola e artigianale – dalla pesca e caccia alla lavorazione della canna – era parte integrante della quotidianità.

La lezione ha approfondito anche l’aspetto culturale e scolastico del borgo. La scuola tecnica, istituita nel 1923 dal professor Stefano Novo, rappresentava un fulcro di istruzione e civiltà, con insegnanti di grande prestigio e collaborazioni con pittori come Stefano Novo e Gino Albieri.

Il patrimonio artistico del borgo è testimoniato anche dalla scoperta di reperti storici, come una fonte battesimale bizantina nel sotterraneo della vecchia chiesa, salvata dai bombardamenti. Anche la biblioteca, voluta da Angelo Thiozzo nel 1923, divenne punto di riferimento culturale, raccogliendo centinaia di volumi e offrendo ai residenti occasioni di lettura e formazione.

La comunità di San Giuseppe ha dato i natali a figure di rilievo: pittori, musicisti, scrittori e inventori. Tra loro, Franco Zangirolami, modellista e artista, che ha collaborato con Armani, Moschino e Carla Bruni in Cina; Angelo Campaci, ciclista celebrato per la sua partecipazione al Giro d’Italia; e Ivo Pavanato, maestro e ufficiale durante la Seconda Guerra Mondiale.

La lezione ha raccontato anche il concetto del “filo rosso”, tratto dalla tradizione giapponese, simbolo delle connessioni invisibili che guidano le vite e i rapporti tra le persone, rappresentando metaforicamente la continuità della comunità di San Giuseppe.

San Giuseppe custodisce chiese e cappelle di grande valore storico e artistico. La chiesa attuale, progettata dall’architetto Virgilio Vallotta e consacrata nel 1951 dal vescovo Giacinto Ambrosi, ospita opere di scultori come Romano Vio e pittori locali. Piccole cappelle, come quella della Madonna della Neve a Cadolfì, oggi in gran parte perdute, ricordano la devozione storica del borgo.

Nonostante i cambiamenti, il borgo conserva il suo genius loci, percepibile nei luoghi simbolici come il caffè davanti alla portineria dello zuccherificio, con il bancone in ebano ancora originale. Qui, storicamente, venivano accolti tecnici e chimici che lavoravano nello zuccherificio, e ancora oggi il locale conserva memoria e fascino della vita passata.

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