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Code ai distributori e cartelli “benzina esaurita”: cosa sta succedendo

E perchè i prezzi restano alti

Code ai distributori e cartelli “benzina esaurita”: cosa sta succedendo

VENEZIA -Negli ultimi giorni molti automobilisti italiani hanno trovato pompe chiuse o cartelli con scritto “benzina esaurita”, scatenando panico e confusione sulle strade. Le immagini hanno subito richiamato alla memoria le scene della crisi petrolifera degli anni ’70, ma la realtà di oggi è diversa: non c’è scarsità nazionale, ma una serie di fattori che hanno creato un effetto temporaneo di tensione.

Secondo l’Unione nazionale consumatori (Unc), le segnalazioni sono confermate, ma si tratta di fenomeni localizzati, legati principalmente a dinamiche di mercato e comportamenti dei consumatori. Il recente taglio delle accise deciso dal governo Meloni ha spinto migliaia di automobilisti a fare rifornimento subito, generando afflussi superiori alla capacità dei distributori.

Il decreto legge del 19 marzo 2026 ha ridotto di 24,4 centesimi al litro le accise su benzina e diesel per attenuare i prezzi elevati causati dalla guerra in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz. Ma lo sconto ha avuto un effetto collaterale: le cisterne dei distributori, normalmente tra 15 e 30 mila litri, si sono svuotate in poche ore in alcuni impianti più convenienti, dando vita a code e cartelli “esaurito”, pur non esistendo una reale penuria.

Il fenomeno è amplificato dalle differenze di prezzo tra distributori. Tra il 23 e il 25 marzo solo il 60% degli impianti ha applicato il taglio delle accise, mentre oltre l’11% ha registrato aumenti. Questo ha concentrato l’afflusso verso pochi distributori low cost, alimentando l’impressione di scarsità.

Anche la psicologia del consumatore gioca un ruolo importante: la possibilità di confrontare prezzi tramite app e social ha innescato un effetto di “panic buying”, spingendo molti a fare il pieno subito per risparmiare, simile a quanto accaduto durante la pandemia o la crisi energetica.

Nonostante il taglio delle accise, i prezzi restano elevati: in autostrada la benzina supera 1,80 euro al litro e il gasolio sfiora i 2,10 euro; sulla rete ordinaria la benzina si aggira tra 1,70 e 1,75 euro e il diesel tra 1,85 e 1,90 euro. Il taglio delle accise scadrà il 7 aprile 2026 e, salvo proroghe, da mercoledì 8 aprile il gasolio potrebbe superare i 2,5 euro al litro, secondo le stime del Codacons. Il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, ha confermato che non sono previsti interventi immediati per mitigare i prezzi.

Gli esperti avvertono che il contesto internazionale potrebbe peggiorare la situazione: le forniture petrolifere dall’Asia meridionale e dal Golfo Persico che raggiungono l’Europa in 20-35 giorni, e la competizione con l’Asia per gli stessi barili potrebbe far migrare parte delle scorte europee verso mercati più redditizi. Non si tratta di scarsità immediata, ma di un progressivo aumento dei costi e di una riduzione della disponibilità per effetto della domanda e dei margini più alti altrove.

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