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IL CASO
03.04.2026 - 12:48
SOTTOMARINA – Il cantiere dell’oasi San Felice dovrebbe chiudersi entro fine aprile. Ma mentre il Consorzio Venezia Nuova si avvia a completare l’intervento, il Comitato solleva dubbi e richieste rimaste finora senza risposta. “Abbiamo sempre auspicato il recupero dell’area – scrive il presidente Erminio Boscolo Bibi, in una nota inviata agli amministratori comunali – purché venisse salvaguardato il valore naturalistico”.
Le perplessità sono esplose quando, tra fine 2024 e inizio 2025, sono iniziati abbattimenti su larga scala. Per il Comitato, l’uso prolungato di trattori forestali avrebbe messo a rischio gli habitat di interesse comunitario che il progetto avrebbe dovuto tutelare e, se possibile, ampliare. I cittadini hanno visto scomparire alberi adulti, sostituiti da migliaia di giovani piantine, senza informazioni chiare. L’unico incontro pubblico, arrivato dopo proteste diffuse, non avrebbe dissipato i dubbi.
“Abbiamo chiesto sopralluoghi e confronto – denuncia il Comitato – ma né Provveditorato alle opere pubbliche, né Consorzio Venezia Nuova, né Comune hanno risposto”. Dopo gli abbattimenti, compresi vecchi tamerici che per decenni avevano protetto la vegetazione retrodunale, sono state messe a dimora migliaia di piantine di leccio e arbusti, con un paesaggio completamente trasformato: “Vista dall’esterno o dall’alto, l’oasi sembra un grande vivaio con sentieri per il pubblico. Ci vorrà tempo prima che assuma un aspetto naturalistico e diventi habitat favorevole per l’avifauna”.
Il punto più urgente riguarda la fase successiva alla chiusura del cantiere. Il Comune ha annunciato che la manutenzione e la vigilanza saranno affidate a Veneto Agricoltura, ma il Comitato chiede chiarezza: esiste già una convenzione? Sono stati previsti i costi?
La preoccupazione nasce anche dalla ricrescita massiccia di specie invasive come robinia e ailanto, favorita dagli abbattimenti. La scorsa estate si è dovuto intervenire con sfalci mensili per evitare che soffocassero le nuove piantumazioni.
“Se il Consorzio termina i lavori ad aprile – domanda il Comitato – chi garantirà gli sfalci immediati? Primavera ed estate sono mesi di crescita continua, e l’ailanto cresce molto rapidamente”.
Il Comitato chiede che Veneto Agricoltura possa verificare lo stato dei lembi di habitat preesistenti, la cui conservazione era uno degli obiettivi. Finora, però, non è stato possibile effettuare sopralluoghi: richiesta che viene ora riproposta.
“Serve una discussione aperta con cittadini e associazioni ambientali, affinché l’area diventi davvero un patrimonio condiviso, amato e rispettato”.
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