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11.04.2026 - 11:14
VENEZIA - Sono quasi 315mila i veneti che oggi si trovano a fare i conti con la povertà energetica, un fenomeno silenzioso ma sempre più diffuso che coinvolge circa 140mila famiglie e che rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi mesi a causa dei rincari legati alle tensioni internazionali.
A fotografare la situazione è l’Ufficio studi della CGIA, che ha elaborato dati provenienti da Istat e OIPE. Il quadro che emerge riguarda nuclei familiari che faticano a sostenere le spese essenziali per energia elettrica e riscaldamento, con un peso delle bollette che supera livelli considerati normali rispetto al reddito disponibile.
In Veneto, l’incidenza del fenomeno si attesta al 6,5% delle famiglie, un dato inferiore rispetto alla media nazionale del 9,1%. Le situazioni più critiche si registrano invece nel Sud Italia, con la Puglia in testa dove oltre 302.500 famiglie, pari a quasi 700mila persone, vivono in condizioni di difficoltà, seguita da Calabria e Molise, dove il fenomeno coinvolge rispettivamente il 17,4% e il 17% dei nuclei familiari. Le realtà meno colpite risultano invece Marche, Friuli Venezia Giulia e Lazio. I dati si riferiscono al 2024, ma secondo la CGIA il quadro è destinato a peggiorare alla luce dei recenti aumenti dei prezzi energetici.
A incidere è anche il contesto internazionale. La crisi in Medio Oriente, in particolare il conflitto in Iran, ha già fatto impennare i prezzi. Nel mese di marzo il gas naturale ha raggiunto una media di 53 euro per megawattora, in netto aumento rispetto ai 38,7 del 2025 e ai 36,3 del 2024. Nello stesso periodo, l’energia elettrica ha toccato i 143 euro per megawattora, contro i 116,1 dell’anno precedente e i 108,3 del 2024. Una crescita che, se dovesse proseguire, rischia di avere ripercussioni pesanti soprattutto sulle famiglie più fragili.
A pagare il prezzo più alto sono anche artigiani e piccoli commercianti. In Veneto si tratta di oltre 210mila operatori, molti dei quali lavorano da soli senza dipendenti. Per loro il caro bollette pesa doppio: come famiglie devono sostenere costi domestici più elevati, mentre come imprenditori devono far fronte a spese energetiche ancora più consistenti per mantenere attive le proprie attività. “Tenere accese le luci, i macchinari, riscaldare un laboratorio in inverno o raffrescare un negozio in estate sono necessità quotidiane, non rinviabili”, evidenzia l’analisi, sottolineando come questa pressione economica stia mettendo in difficoltà molte microimprese, costrette spesso a ridurre i consumi o a rinunciare a investimenti.
La povertà energetica, secondo l’OIPE, si manifesta quando una famiglia non riesce ad accedere a servizi essenziali come riscaldamento, raffrescamento, illuminazione o utilizzo degli elettrodomestici a un costo sostenibile. Si tratta di una condizione complessa che nasce dall’interazione tra redditi bassi, abitazioni poco efficienti e prezzi elevati dell’energia. Tra i casi più frequenti ci sono famiglie che destinano una quota eccessiva del reddito alle bollette, spesso a causa di edifici mal isolati o impianti obsoleti. In altri casi si assiste al cosiddetto “sotto-consumo energetico”: nuclei che, per risparmiare, rinunciano al riscaldamento in inverno o al raffrescamento in estate, vivendo una condizione di disagio nascosta.
Ulteriori segnali di difficoltà emergono nei ritardi nei pagamenti, nell’accumulo di arretrati o nel rischio di distacco delle forniture, oltre all’impossibilità di mantenere condizioni abitative adeguate, con problemi legati a umidità e muffa. Particolarmente vulnerabili risultano anziani soli, famiglie numerose e nuclei con redditi instabili.
Sul fronte economico, i rincari previsti per il 2026 potrebbero tradursi in un aggravio complessivo di 5,4 miliardi di euro per le famiglie italiane, cifra che sale a 6,6 miliardi se il confronto viene fatto con il 2024. A livello regionale, la Lombardia registra l’impatto più pesante con un aumento di 1,1 miliardi, seguita dal Veneto con 557 milioni di euro, dall’Emilia Romagna con 519 e dal Lazio con 453 milioni. In fondo alla classifica si trovano Basilicata, Molise e Valle d’Aosta.
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