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Cavarzere
13.04.2026 - 01:11
CAVARZERE - “Ma non è uguale sputato all’Uomo Tigre? [...] Hai ragione, sembra proprio lui!”. Due battute da uno dei racconti di “Verdissime”, l’ultimo libro di Daniela Gambaro (edizioni Nutrimenti) che giovedì scorso è stata protagonista di una lunga giornata a Cavarzere. Prima con studentesse e studenti dell’Iis “Marconi”, poi nella lezione dell’Università Popolare.
Daniela Gambaro è una sceneggiatrice e scrittrice, in egual misura si potrebbe dire. Nata ad Adria, si è affermata, dopo gli studi a Padova e al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, come una delle sceneggiatrici più apprezzate nel panorama italiano, sia in lungometraggi che cortometraggi, e soprattutto in serie Tv, ottenendo diversi riconoscimenti. E parallelamente, come scrittrice, ha vinto il Premio Campiello opera prima del 2021 con “Dieci storie quasi vere”.
“È sempre un piacere confrontarsi con gli studenti” ha raccontato durante la lezione all’Università Popolare, coordinata dalla presidente Anna Maria Cerbone e dal giornalista della Voce Luca Crepaldi. Del resto proprio “Verdissime” è una raccolta di racconti che vedono come protagoniste adolescenti. Proprio sul tema femminile si è aperta la lezione, poiché - come ha avuto modo di spiegare Daniela - il mondo del cinema è cambiato molto da quando si era avvicinata. “Nel corso di sceneggiatura ero l’unica ragazza, così come nei corsi paralleli della scuola di cinematografia - ricorda - oggi non è raro trovare classi solo femminili. Io stessa agli inizi mi dovevo occupare solo di soggetti maschili come protagonisti delle sceneggiature. A un certo punto mi sono detta ‘Voglio scrivere una sceneggiatura che metta al centro una donna’. Oggi le richieste sono più per ruoli di donne forti, e del resto ci sono effettivamente più figure femminili in un mondo come quello del cinema che è sempre stato prettamente maschile”.
Moltissime le curiosità che gli studenti alla mattina e gli interlocutori della lezione all’Unipop nel pomeriggio hanno chiesto a Daniela. Sulla nascita di una sceneggiatura “Alcune volte esce di getto, altre è una continua ricerca. Ma sempre c’è una grande opera di revisione”. Pure sul rapporto con i registi “È necessario capire quello che realmente vogliono per poter tradurre una storia in uno script adatto a loro, per questo all’inizio è un lavoro gomito a gomito col regista”. Fino al ricordo di quando le annunciarono di aver vinto il Premio Campiello opera prima. “Ero in una call con Netflix per una serie tv e vedevo questo numero sconosciuto che chiamava - le sue parole - al termine ho richiamato io, dall’altro capo del telefono una voce maschile che mi dice ‘Buongiorno, sono Valter Veltroni. Il suo libro ha vinto...’. Pensavo fosse lo scherzo di un caro amico abilissimo nell’imitare voci e inflessioni dialettali. Poi ho capito che era veramente Veltroni... mi sono dovuta sedere dall’emozione”.
E domenica prossima, 19 aprile, alle 18 al teatro Tullio Serafin si terrà lo spettacolo di chiusura del XXXVI anno accademico dell’Università Popolare di Cavarzere: Danilo Leo Lazzarin e il Medoacus Club proporranno la rievocazione storica “La ballata dei pugni”.
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