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IL CASO
16.04.2026 - 13:39
CHIOGGIA -
Stop alla mensa per i figli delle famiglie morose, l’opposizione insorge: “Colpiti i bambini”.
La sospensione scatterà da lunedì per i figli delle famiglie che risultano morose da tempo e con un debito superiore ai 200 euro. La decisione dell’amministrazione comunale di Chioggia, già comunicata agli utenti interessati, ha immediatamente acceso il dibattito politico, con reazioni critiche da parte delle opposizioni.
Il consigliere del Movimento 5 Stelle, Daniele Stecco, pur riconoscendo che “è giusto che tutti paghino per un servizio pubblico usufruito”, invita a non fermarsi alla sola morosità. “È comprensibile che una famiglia, tra mille impegni, possa dimenticare un pagamento. Ma quando, anche dopo diversi richiami, il debito resta, è lecito chiedersi se dietro non ci sia una difficoltà più profonda”.
Stecco parla di una nuova fascia di nuclei “apparentemente normali”, con entrambi i genitori occupati ma redditi che non riescono più a coprire spese, bollette e materiali scolastici. “Molte di queste famiglie, purtroppo, non rientrano nei criteri per accedere agli aiuti comunali. Servirebbe capire le cause e verificare se gli strumenti di supporto siano ancora adeguati. Il bilancio del Comune non ha risorse sufficienti e il rischio è lasciare indietro chi sta davvero vivendo una difficoltà”.
Durissima la consigliera di Obbiettivo Chioggia, Alessandra Penzo, che definisce la scelta “paradossale”. “Molti morosi sono famiglie in difficoltà ed escludere un bambino, a prescindere dalle possibilità economiche della famiglia, è un gravissimo atto di discriminazione. Che colpa ne ha un bimbo? Togliere il cibo non è una soluzione: è un’azione antieducativa e una discriminazione minorile che condanno e che urla dignità”.
Critica anche la posizione della consigliera del Partito Democratico, Barbara Penzo, che distingue tra necessità contabile e impatto sociale. “Se sul piano contabile può sembrare comprensibile, ritengo sia sbagliatissima sul piano sociale ed educativo. Il Comune ha un buco da 40 mila euro e comportamenti opportunistici da affrontare, ma la risposta scelta è la più semplice e allo stesso tempo la più problematica: sospendere la mensa ai bambini”.
Per Penzo, la refezione scolastica “non è un servizio accessorio, ma parte integrante del tempo scuola”. Escludere un minore significa “metterlo in una condizione diversa rispetto ai compagni, con un impatto concreto sulla sua quotidianità e sulla sua dignità”. La consigliera contesta inoltre l’approccio indistinto alla morosità: “È giusto distinguere tra chi non paga pur potendo e chi è in difficoltà, ma questa distinzione deve essere reale, verificata e accompagnata da strumenti efficaci: rateizzazioni, presa in carico dei servizi sociali, mediazione”.
E avverte: “Dichiarano come obiettivo l’equità, ma il risultato rischia di essere l’opposto: chi è davvero in difficoltà viene colpito, chi è strutturalmente inadempiente trova comunque modi per aggirare. Nel mezzo, però, ci sono i bambini”.
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