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Cultura in Italia: i nuovi trend secondo Istat

Crescono i visitatori nei musei, resiste il libro cartaceo, cinema trainato dai giovani

Cultura in Italia: i nuovi trend secondo Istat

VENEZIA - Dalle sale cinematografiche che resistono grazie ai più giovani fino al ritorno massiccio nei musei, passando per una lettura che resta sorprendentemente legata alla carta: è un’Italia culturale in trasformazione quella fotografata dall’Istat nella quarta pubblicazione di StorieDiDati, “Tra cultura e svago: un viaggio lungo un secolo”, presentata nel corso dell’Istat talk dedicato a cento anni di consumi culturali degli italiani.

L’analisi restituisce un quadro articolato, in cui convivono segnali di resilienza e cambiamenti profondi nelle abitudini. Il cinema, ad esempio, ha progressivamente perso centralità nel corso dei decenni, attraversando le rivoluzioni della televisione negli anni Sessanta, dell’home video dagli anni Ottanta e, più recentemente, dello streaming. Nonostante ciò, continua a rappresentare la forma di consumo culturale fuori casa più diffusa tra la popolazione dai sei anni in su.

Nel 2025 la quota di chi si reca al cinema almeno una volta l’anno ha raggiunto il 48,2%, in crescita rispetto al 40,7% del 1993, anche se cala la platea dei frequentatori più assidui, passati dal 19,8 al 15,2%. I livelli di fruizione si attestano oggi tra i 1200 e i 1300 biglietti ogni 1000 abitanti. Parallelamente, teatro e spettacoli dal vivo mostrano una lenta ripresa dopo il crollo del periodo pandemico, superando nel 2024 gli 800 biglietti per 1000 abitanti, ma restano meno diffusi. Nel confronto europeo, l’Italia nel 2022 occupava il dodicesimo posto per la frequentazione cinematografica e il ventunesimo per quella di spettacoli dal vivo.

Sul fronte della lettura emerge una persistente centralità del libro cartaceo, nonostante la crescita dei formati digitali. Nel 2025 circa sette lettori su dieci scelgono ancora esclusivamente la carta, mentre gli e-book rappresentano l’11,1% e gli audiolibri il 2,5% del totale.

Il lungo periodo mostra un’evoluzione significativa: tra il 1965 e il 2010 la quota di lettori sopra gli 11 anni è passata dal 16,6% al 46,5%, anche grazie all’aumento del livello di istruzione, per poi ridursi e stabilizzarsi attorno al 40%. Resta marcata la differenza di genere, con un vantaggio di oltre undici punti percentuali a favore delle donne.

La lettura è più diffusa tra i giovani, con il 58,2% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni che dichiarano di aver letto almeno un libro, mentre cala sensibilmente nelle fasce più adulte. Il confronto europeo evidenzia però un ritardo significativo: nel 2022 l’Italia si collocava in terz’ultima posizione, con appena il 35% di lettori tra i maggiori di 16 anni, ben distante da Paesi come Spagna e Francia e ancora di più dalle realtà nordiche, dove si raggiungono livelli intorno al 70%.

A trainare in modo deciso la partecipazione culturale sono invece musei, mostre e siti archeologici. I dati mostrano una crescita costante sia dell’offerta sia della domanda. Dal 1929 al 2024 il numero di musei e istituti statali è passato da 110 a 453, con un’accelerazione significativa a partire dagli anni Ottanta.

Ancora più marcato l’aumento dei visitatori, saliti da 2,8 milioni a quasi 61 milioni, con un incremento di oltre 20 milioni solo nell’ultimo decennio, superando anche il recupero dopo il crollo registrato nel biennio 2020-2021. Determinante il contributo del turismo internazionale, che nel 2022 rappresentava il 51,5% dei visitatori.

Sul piano interno, negli ultimi trent’anni la quota di popolazione che frequenta musei, mostre, siti archeologici e monumenti è cresciuta da poco più di un quinto a circa un terzo dei residenti dai sei anni in su.

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