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Una medicina a misura di genere

L’evento organizzato dal Lions Club con l’assessorato alle pari opportunità del comune

Una medicina a misura di genere

CHIOGGIA - L’importanza della medicina di genere al centro di un convegno organizzato dal Lions Club Chioggia Sottomarina, all’interno di “Marzo Donna”, la rassegna di eventi con protagonista il gentil sesso realizzata dall’assessorato alle Pari Opportunità del Comune. Ospite, giovedì a palazzo Grassi, è stato il professor Luca Fabris, docente di Medicina di Genere presso il Dipartimento di Medicina dell'Università degli Studi di Padova. A fare gli onori di casa il presidente dei Lions Bruno Crocco, assieme all’assessore alle Pari Opportunità Elena Zennaro che ha ricordato l’importanza di promuovere la cultura femminile e l’uguaglianza di genere ed ha ricordato il progetto “La città delle donne” che ha preso vita a Matera, nel 2019 quando è stata Capitale europea della Cultura. Particolarmente interessante l’intervento del professor Fabris che ha ricordato come il termine “medicina di genere” fu utilizzato per la prima volta nel 1991 quando la cardiologa Bernardine Healy pubblicò un articolo sul new England Journal Medicine che descriveva la discriminazione delle donne nella gestione delle malattie cardiovascolari. Partiva dalla sindrome di Yentl, una ragazza ebrea intelligente e assetata di saper che si traveste da uomo per poter studiare, contro le tradizioni del suo villaggio in Polonia, ai primi del ‘900. La medicina di genere (MdG) o, meglio, la medicina genere-specifica è definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) come lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona, il professore ha analizzato le differenze sintomatiche tra uomini e donne nelle specifiche patologie come quelle cardiologiche, depressione, osteoporosi. Altro aspetto toccato dal professore, che per altro ha suscitato notevole interesse nel pubblico presente, è che non esistono medicinali con dosaggi diversi tra uomo e donna, cioè in base al genere. Storicamente, la ricerca medica ha spesso trascurato le differenze di genere, basando molte delle sue conclusioni su studi condotti prevalentemente su maschi, presumendo erroneamente che i risultati fossero universalmente applicabili. La medicina di genere sfida questa presunzione e lavora per assicurare che entrambi i sessi e tutte le identità di genere siano equamente rappresentati e considerati nella ricerca medica, nella diagnosi e nella terapia.

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