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Violenza su una 11enne, l'uomo adescava i ragazzini su Tiktok

Il commento del presidente Stefani

Violenza su una 11enne, l'uomo adescava i ragazzini su Tiktok

MESTRE - Aveva già colpito a Mestre, ma la sua rete di adescamento si estendeva ben oltre: secondo quanto emerso, l’uomo condannato per la violenza su una bambina di 11 anni avrebbe contattato altre vittime minorenni attraverso falsi profili sui social, aprendo uno scenario ancora più inquietante sul fronte della sicurezza dei giovanissimi online.

A intervenire è il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, che parla senza mezzi termini dopo la notizia rilanciata dal settimanale La Fedeltà (La Fedeltà). Secondo quanto riportato, il responsabile dell’aggressione avvenuta a Mestre nell’aprile dello scorso anno – per la quale è stato arrestato e condannato – avrebbe compiuto episodi analoghi anche in Piemonte, adescando due ragazzi di 12 e 13 anni tramite falsi account su TikTok.

«La notizia lascia sgomenti – dichiara Stefani –: il violentatore che aggredì una bimba di 11 anni a Mestre avrebbe compiuto altre nefandezze simili in un altro paio di occasioni in Piemonte, adescando con falsi profili le sue vittime su TikTok. Una trafila orrenda». Parole dure che accompagnano una proposta altrettanto netta: «È la conferma della necessità di vietare i social network ai ragazzini fino ai 14 anni. Così facendo ne salveremo molti da questi orchi».

Il presidente insiste sulla necessità di un intervento strutturale per arginare i rischi legati all’uso precoce delle piattaforme digitali. «Dobbiamo ad ogni costo difendere i nostri giovanissimi da questi nuovi pericoli derivanti dall’uso indiscriminato del web – aggiunge – e si deve iniziare dal tenerli lontani da questi strumenti fino ai 14 anni».

Secondo Stefani, si tratterebbe di «una scelta di buon senso e di prudenza», capace di costruire «un baluardo di difesa» per i minori, offrendo al tempo stesso il tempo necessario per educarli in modo consapevole all’uso dei social e ai rischi che comportano.

Una presa di posizione che arriva mentre l’inchiesta aggiunge nuovi elementi a un caso già grave, confermando come i social possano trasformarsi in strumenti di contatto diretto tra adulti malintenzionati e minorenni, con dinamiche difficili da intercettare senza adeguate misure di prevenzione.

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