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Crisi in Medio Oriente, il Codacons teme nuovi rincari su acqua e bevande

Allarme sui costi del packaging: possibili aumenti fino a 6 centesimi a bottiglia e impatto stimato da oltre 600 milioni di euro annui

Crisi in Medio Oriente, il Codacons teme nuovi rincari su acqua e bevande

VENEZIA - La crisi in Medio Oriente rischia di propagarsi ben oltre i confini geopolitici, arrivando a incidere anche sulla spesa quotidiana degli italiani. A lanciare l’allarme è il Codacons, che segnala possibili aumenti dei prezzi al dettaglio su beni di larghissimo consumo come l’acqua minerale e le bevande analcoliche, con effetti legati ai rincari nel settore della plastica e del packaging.

Secondo l’associazione dei consumatori, una bottiglia da 1,5 litri di acqua minerale potrebbe registrare a breve un incremento fino a 5-6 centesimi, con un impatto economico complessivo stimato in circa 606 milioni di euro l’anno a carico dei consumatori italiani. Una dinamica che, se confermata, andrebbe a incidere in modo significativo su un prodotto di consumo quotidiano.

Il Codacons riferisce inoltre che diversi produttori attivi nella filiera della plastica, impiegata per bottiglie, tappi, etichette e film, avrebbero già inviato comunicazioni formali ai clienti per annunciare aggiornamenti al rialzo dei prezzi. La questione è ora all’attenzione dell’Antitrust, a cui l’associazione ha presentato un esposto per verificare la legittimità delle richieste e l’eventuale presenza di fenomeni speculativi.

Dai documenti analizzati dal Codacons emerge un quadro ritenuto anomalo: numerosi operatori del settore delle materie plastiche e del packaging, in un arco temporale ristretto, avrebbero inviato comunicazioni simili tra loro, chiedendo revisioni delle condizioni economiche dei contratti già in essere attraverso sovrapprezzi, surcharge o clausole di adeguamento straordinario.

Tra le motivazioni addotte figurano il conflitto in Medio Oriente, l’aumento dei costi energetici e logistici e la necessità di garantire la continuità delle forniture. In alcuni casi sarebbe comparsa anche una voce denominata “War Med Surcharge”, collegata all’aumento del costo del carburante. In altri casi si segnalano rincari tra il 10 e il 15% su logistica e materiali plastici, fino a richieste più ampie di rinegoziazione con richiami a clausole di forza maggiore.

Per il Codacons, pur riconoscendo le tensioni sui mercati energetici e dei trasporti, non sarebbe automatico né proporzionato un trasferimento immediato e uniforme di questi aumenti lungo tutta la filiera. L’associazione sottolinea come gli impatti economici tendano a essere differenziati e progressivi, rendendo complesso giustificare aumenti generalizzati sui prezzi finali.

Il nodo più delicato riguarda i contratti già sottoscritti: secondo il Codacons, le richieste di revisione si configurerebbero spesso come pressioni contrattuali, con il rischio di sospensioni delle forniture in caso di mancata accettazione.

Il timore è che le aziende del settore dell’acqua minerale e delle bevande, non riuscendo ad assorbire internamente i rincari, finiscano per trasferire i costi sui consumatori. Le stime parlano di aumenti fino al 20% per l’acqua e del 10% per le bevande analcoliche. A ciò si aggiunge il rischio, nel periodo estivo, di possibili tensioni sull’offerta e temporanee difficoltà di approvvigionamento legate alla filiera del packaging.

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