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Ulss 3

Una nuova tecnica contro i tumori

Arriva la nefrectomia radicale laparoscopica, per l’asportazione totale del rene

Una nuova tecnica contro i tumori

Zuin: “Livello sempre più alto grazie a tecnologie e lavoro di squadra”, già trattati i primi pazienti

CHIOGGIA - Una nuova frontiera della chirurgia oncologica approda all’ospedale di Chioggia, segnando un avanzamento concreto nella cura del tumore del rene e portando nel presidio della Navicella tecniche finora riservate ai centri di riferimento. Qui, grazie a tecnologie avanzate e a una sinergia consolidata tra specialisti, fa il suo ingresso la nefrectomia radicale laparoscopica, intervento di altissima specializzazione.

“L'introduzione di questa tecnica chirurgica, che costituisce la frontiera più avanzata in uso nei centri di riferimento urologico – sottolinea il direttore generale dell'Ulss 3 Serenissima, Massimo Zuin – certifica ulteriormente l'altissimo livello raggiunto dall'ospedale di Chioggia. E va sottolineato che se anche a Chioggia oggi è possibile intervenire con questa particolare tecnica, che porta benefici diretti e immediati per il paziente, i presupposti sono almeno tre: in primo luogo la disponibilità di strumenti all'avanguardia in dotazione; poi l'elevato livello di competenza del personale del gruppo operatorio; e ancora, la collaborazione multidisciplinare che viene messa in campo dagli specialisti del dipartimento chirurgico, ed in particolare dall'urologia, diretta dal primario Wanni Battanello, e dalla Chirurgia, diretta dal primario Salvatore Ramuscello, che sanno e vogliono operare mettendo insieme a disposizione dell'utenza le loro diverse competenze specialistiche”.

Nel dettaglio, la nefrectomia radicale laparoscopica è un intervento mini-invasivo che consente l’asportazione totale del rene attraverso piccole incisioni addominali di pochi millimetri, durante il quale il chirurgo opera con l’ausilio di una telecamera.

Viene praticata principalmente per tumori renali, reni non funzionanti a causa di gravi infezioni, calcolosi complessa o malformazioni – spiega il primario Battanello –. Rispetto alla tecnica tradizionale a cielo aperto, offre svariati vantaggi quali minor dolore post-operatorio, cicatrici ridotte, degenza ospedaliera più breve e un recupero più rapido”.

Il primario Ramuscello definisce l’intervento come il “gold standard” sia per la chirurgia oncologica renale sia per quella benigna. “E può essere praticato, là dove serve, anche in forma parziale, cioè con l'asportazione di una parte del rene e la conservazione della parte sana – sottolinea Ramuscello –. Garantisce un minore impatto estetico e funzionale, riduce il rischio di infezioni della ferita e permette il ritorno precoce alle normali attività: l'utilizzo di questa tecnica permette la dimissione del paziente entro pochi giorni: attualmente sono stati trattati tre casi, effettuando nefrectomie radicali in pazienti di 54, 73 e 78 anni, e la degenza, pre e post intervento, è stata di 4/5 giorni”.

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