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L’appello
21.04.2026 - 13:03
SOTTOMARINA - Un lembo di duna sopravvissuto al tempo, incastonato tra l’area sosta camper Al Padoan e il parcheggio Rossano, torna al centro dell’attenzione grazie all’appello del Comitato per il recupero del Forte San Felice.
A lanciarlo è il presidente Erminio Boscolo Bibi, che richiama il valore storico e ambientale dei cosiddetti tamarisi di Sottomarina.
Non si tratta – precisa – dei tamerici dell’Oasi San Felice, recentemente al centro di polemiche per gli abbattimenti.
Le piante immortalate nella foto diffusa dal Comitato crescono invece su ciò che resta della grande duna formata dagli anni Quaranta, che si estendeva dal Momolo fino alla diga.
Furono piantate proprio in quel periodo, quando la spiaggia iniziava a formarsi anche in quel tratto e la bora invernale sollevava la sabbia nuda, spingendola oltre il Murazzo fino all’abitato.
I tamerici vennero messi a dimora come barriera naturale: le radici trattenevano la sabbia e, stagione dopo stagione, contribuirono alla formazione di una duna sempre più alta.
Le piante continuavano a crescere anche quando venivano sommerse, dando origine a quelli che nella memoria popolare sono rimasti i tamarisi, quasi mitici per i bambini dell’epoca, che li trasformavano in spade e fionde.
Oggi di quella duna originaria resta solo un frammento, un piccolo corridoio verde che custodisce anche un bunker tedesco risalente al 1944-45.
Un patrimonio fragile, avverte il Comitato, soprattutto in un periodo in cui “con troppa facilità si tagliano alberi e si spiana”, come accaduto – ricordano – nell’Oasi San Felice, dove i tamerici sono stati classificati come specie invasiva da rimuovere.
Da qui la richiesta formale rivolta al Comune: riconoscere il valore storico e ambientale di questo residuo di duna e adottare atti che ne garantiscano la tutela.
“È necessario preservarlo”, ribadisce Boscolo Bibi, ricordando anche un dettaglio linguistico della tradizione locale: sebbene tamerice sia femminile, a Sottomarina si è sempre detto “i tamarisi”.
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